Cosa mi ha regalato il Karate

Dopo 10 anni di Kick Boxing, nonchè tante belle parentesi in altre arti marziali (Thai boxe, Savate etc, Kali Filippino) ho capito che non era quella la mia strada. Così, complice uno stop fisico importante, ho lasciato guantoni e paradenti perchè dentro di me avevo un’altra idea, un’altra filosofia che non riuscivo ad esprimere. Non rinnego nulla del mio passato sia chiaro, e questo vale per tutte le esperienze della mia vita, ma sentivo che mi mancava qualcosa,che avevo deviato un percorso già scritto e questa deviazione mi ha messo davanti ciottoli e ostacoli che fino ad un anno fa mi sembravano insormontabili. Così ho capito che il cambiamento che volevo affrontare in realtà non era solo sportivo…stavo cambiando io. D’un tratto è sparita la corazza che mi aveva sempre contraddistinto, la sicurezza in tutte le cose,la stessa sicurezza di quando tiravo un jeb o circolare potente. Mi sono sentita spogliata di tutte le protezioni. Si sono sciolte le bende nere che portavo sui pugni e ho capito che avevo iniziato ad avere paura. Avevo paura del dolore fisico, avevo paura della solitudine che invece sul ring non avevo mai sentito. Avevo paura della gente intorno, avevo paura di perdere il controllo della mia vita e questo mi ha devastato l’anima. Attaccavo per prima sul ring, per non essere attaccata e lo stesso facevo nella vita col risultato che tutti i miei fendenti in realtà fendevano l’aria e sprecavo solo energie a controllare tutto. Tutto doveva essere in ordine….gli imprevisti della vita non dovevano esserci. Oltre al dolore fisico avevo il dolore nell’anima, la solitudine, la pazienza che non era più infinita. Non avevo più fiducia nell’amore, nell’amicizia, odiavo tutto e tutti. Ma a settembre 2012, gli stessi imprevisti della vita che io tanto odiavo, mi hanno rimesso sul percorso che avevo deviato. Entro per puro caso in uno studio di fisioterapia che mi aveva suggerito mio fratello e qui conosco Paola: cacchio! Una vera donna samurai nell’animo. In quel periodo ero scioccata dai frequenti attacchi di panico che avevano iniziato a tormentarmi come fantasmi impertinenti, però quell’ora che passavo nello studio di fisioterapia, immersa nelle note della musica giapponese che tanto amo mi stava lentamente addolcendo l’animo e rasserenando. Paola mi parlava del karate, della forza interiore che noi tutti abbiamo e che spesso non riusciamo a tirare fuori. Mi sembrava un flashback. Tutto combaciava alla perfezione: il mio amore per il Giappone, per la Katana, la filosofia orientale, e ricordavo distintamente quante volte dicevo a mia madre da piccolina che volevo fare Karate, ma lei non ne voleva sapere e mi portava a nuoto, a ginnastica artistica. Non voleva che facessi sport violenti e io per tutta risposta a 22 anni inizio a fare KickBoxing, uina sorta di ribellione al sistema. Nel periodo della cura, attraverso il recupero fisico stavo imparando anche a recuperare la mia anima, ad affrontare la paura imparando a respirare bene, perchè senza respiro nulla funziona. Così mi iscrivo in palestra e il 27 novembre 2012 metto piede per la prima volta su un tatami. Ho sentito la differenza. Il tatami non è il ring. Il tatami è come la vita. Bisogna imparare le regole e il rispetto dell’avversario che abbiamo di fronte. Il rispetto delle cinture nere e il rispetto verso il sensei è lo stesso rispetto che dobbiamo portare al prossimo. Il dojokun è il rispetto delle regole del luogo dove si segue la via. La via non deve restare un principio vuoto ma è il perno di un’esercitazione spirituale incentrata sullo studio dell’arte marziale in grado di produrre progressi in ogni campo dell’azione umana. Imparare il karate per me significa imparare la vita e i principi del dojokun esprimono in meglio tutto questo: Il karate è via per migliorare il carattere Il karate è via di sincerità Il karate è via per rafforzare la costanza dello spirito Il karate è via di rispetto universale Il karate è via per acquisire autocontrollo.

Nei mesi a seguire tutto andava sempre meglio, le mie paure stavano pian piano scomparendo e quella cintura bianca che portavo sui fianchi per me significava una rinascita completa, come a voler ricominciare a scrivere la mia vita su un nuovo quaderno portandomi dietro dal passato solo quello che veramente era necessario. E mai e poi mai avrei immaginato che il karate mi avrebbe portato questa serenità, questo nuovo modo di affrontare il mondo col sorriso e la saggezza senza mai attaccare per prima. E mai avrei immaginato che mi avrebbe condotto poi a lui che ha cambiato in meglio la mia vita e che mi ha portato ulteriore serenità: Daniele. Probabilmente era così che doveva andare. Probabilmente dovevano passare questi 10 anni. Se non avessi fatto questo percorso fatto di ostacoli forse non sarei riuscita a diventare la persona che sono ora. La quiete dell’animo è la migliore cura per tutto. Ed ora alzarsi la mattina, cercando di sorridere sempre e rimanere in piedi in equilibrio su questo mondo instabile, ha un sapore diverso. Ora so che l’amicizia può ancora esistere. Ora so che l’amore c’era anche per me, dovevo solo aspettare fiduciosa. Ora so che la paura è un’arma e non un ostacolo. Ora so che la vita ha i suoi imprevisti e non devo barcollare quando questi si manifestano. Devo rimanere sempre e comunque in piedi davanti all’avversario. Tutto questo forse, in parte è anche merito del Karate. Ora la cintura è arancione…ma il mio obiettivo è ancora lontano e così come tutte le cose cercherò di raggiungerlo, non dimenticando mai di respirare bene. Con un doveroso grazie al mio maestro Pino e a tutte le altre persone belle che mi ha portato il karate!

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