Summer 2015 – My Ireland Trip – part 1 GALWAY BAY

Ci sono alcuni posti del mondo che pur non avendoli mai visitati, li sentiamo dentro. Riconosciamo gli odori e i percorsi del vento che li accarezza . A volte anche solo vedere un’immagine ci fa provare quel brivido e quel senso di “esserci già stato”, un dolce deja vù di cui non conosciamo la ragione che esula da ogni spiegazione scientifica. Possiamo solo fare appello ad una comprensione più “energetica” e fare nostro il concetto di “Vite Passate“. Questo è ciò che penso di me stessa… e di tutti i viaggi  che fino ad ora ho compiuto e quelli che vorrò fare in futuro.  Sicuramente una delle mie vite passate era radicata nel Regno Unito come avevo scritto anche nei post relativi ai miei viaggi a Londra, ma un’altra me stessa probabilmente in passato ha dimorato nella Emerald Isle. Già proprio l’irlanda, è questo il viaggio che ho fatto il mese scorso. Come ogni partenza e in particolar modo ogni volta che debbo prendere l’aereo, ho sempre quel senso di ansia che non mi fa godere appieno i primi istanti del viaggio, ma purtroppo sono fatta così che ci posso fare. L’unica arma con cui riesco a combattere questa mia debolezza è sapere che  durante il viaggio di ritorno mi porto dentro una dolce nostalgia di tutte le cose meravigliose che ho visto e piango di gioia magari ascoltando quella particolare canzone. La nostalgia di un luogo è una splendida emozione che come tutte le emozioni ha i suoi lati positivi e negativi. Tutta la mia vita è un florilegio di emozioni e lo è stato anche quest’ultimo viaggio. Ero spaventata poichè avrei dovuto affrontare una tipologia di viaggio che non avevo mai fatto: in auto in un paese straniero! Mi sono fatta coraggio però, cercando di mandare al diavolo quei momenti di cedimento che ho avuto (tipo quando, uscendo dalla ditta del noleggio auto, una volta scesi dall’aereo,  il GPS non prendeva e ci siamo ritrovati, io e il mio compagno, in una strada isolata di Dublino, cercando di familiarizzare con in cartelli stradali in Gaelico che a volte sono gli unici e sostituiscono in toto quelli in lingua inglese). Alla fine, con una bella cartina in mano, abbiamo iniziato il nostro viaggio verso la prima tappa: Galway, il capoluogo dell’omonima contea, una cittadina che si affaccia sull’ Oceano Atlantico, con la sua piccola baia e dove si annida il mito del Claddagh Ring. Infatti proprio a Galway abbiamo scoperto che c’è il negozio più antico di Irlanda che costruisce i famosi anelli col cuore e le due mani che lo sostengono. In quei 200 km guardavo dal finestrino ed era qualcosa di incredibile vedere come in un paesaggio così moderno come l’autostrada, la cara M4 – M6, si fondessero in sintonia e senza alcun contrasto, castelli e casupole antiche. Poi tutte quelle pecore e quei bovini così pasciuti, tranquilli e liberi, che riportavano alla mente scene di un passato radicato in me. E’ come se nel cervello avessi trovato, dentro ai cassetti della memoria, un doppio fondo che contiene memorie che non pensavo di avere. Come quando si va in soffitta e si trovano foto di famiglia in cui ci sono persone che non abbiamo mai conosciuto ed invece poi nei loro tratti somatici scorgiamo il nostro volto e le nostre espressioni. Mi succede spesso quando osservo oggetti del medievo, armature e spade (non a casa in svariati e post e nelle puntate precedenti della serie SCRIPTYPLANET vi ho parlato e mostrato quasi esclusivamente borghetti medievali, avamposti e castelli, e molti altri ne ho in serbo). A metà strada ci siamo fermati in un piccolo autogrill ed ho avuto il mio incontro ravvicinato col vento freddo e la pioggerellina docile, tipica di quelle zone. Era così particolare soffrire il freddo sapendo di essere in pieno luglio. Rifoccillati a dovere, dopo aver incontrato decide di squadre di rugby femminile con le loro variopinte divise, siamo ripartiti alla volta di Galway.  Siamo arrivati verso le 8 di sera ed abbiamo ripreso subito confindenza con la lingua inglese e abbiamo iniziato ad abituare l’orecchio allo splendido accento irlandese. Abbiamo cercato qualcosina da mangiare in giro per la cittadina ma alle 21 i pub hanno già chiuso le cucine. La cosa sorprendente è che in quelle latidutini, c’è molta luce ancora nonostante sia sera inoltrata e faceva così strano camminare lungo la bay con un’illuminazione che sembrava un normale tardo pomeriggio uggioso. Dopo aver attraversato dei cortiletti in cui si annidavano le classiche casupole di stampo british, in alcuni punti lasciati un pò abbandonati, siamo giunti nel cuore della cittadina e li un fiume di gente, di colori e suoni ci ha praticamente avvolto come un caldo abbraccio. Una graziosa statua di Wilde posta ad inizio della via principale sembra quasi essermi di buon auspicio per la mia attività, considerato che quando viaggio cerco di fare il pieno di immagini, sapori e sensazioni che mi guidino nella stesura delle mie storie. C’erano molti artisti di strada tra cui una graziosa coppia di cui uno suonava il violino e la ragazza ballava le tradizionali danze irlandesi, muovendo i piedi ritmicamente su una tavola di legno per amplificare il rumore dei tacchi assieme alle note del violino, veramente una cosa coinvolgente. Abbiamo proseguito lungo la via principale in direzione dello Spanish Arch c’erano molti pub e locali carini ma tutti avevano ormai chiuso la cucina e servivano solo da bere, tra cui il King’s Head uno dei più antichi di Galway, situato in un antico palazzo medievale. Alla fine abbiamo girovagato in lungo e in largo e la fame aumentava ma era impossibile non fermarsi a fotografare gli angoli di Galway (ho appurato che è principio valido per tutta l’Irlanda, anche lungo le strade è impossibile non trovare qualcosa da fotografare o da ammirare a bocca aperta, anche se molto spesso le strade sono strettissime e non ci sono piazzuole di sosta). Alla fine stanchi e affamati ci siamo fermati in un posto che sembrava quasi un fastfood, li per lì non ci entusiasmava molto ma quando abbiamo ordinato il fish&chips… una qualità straordinaria e guardandoci intorno abbiamo scoperto, tramite foto e ritagli di giornali molto vecchi, che questo ristorantino era in realtà una pescheria molto famosa e tutt’ora una vera istituzione in città. Pesce freschissimo e le famose Ostriche di Galway e si chiama Mc Donagh’s . Ciò che mi è rimasto di quella prima sera a Galway, è lo strano silenzio della baia. Ho camminato fino alla fine della banchina guardando il mare grigio e immobile. Solo qualche onda si infrangeva su alcune barchette di legno abbandonate in un piccolo canale quasi prosciugato. In lontananza tra la nebbia si vedevano appena le creste degli isolotti che circondano tutta la costa, molti dei quali si trovano nell’Arcipelago delle Aran. Sembra non esserci un orizzonte, era una sensazione stranissima, come se il la terra finisse li, su quel muro grigio tra il cielo e il mare. Ho avuto davvero il tempo di sentire me stessa,  di guardare il mio passato e quanta strada ho fatto fino a quella baia. Il viaggio mi permette di capire che tutto ciò che mi succede nella vita, tutte le persone che incontro sono il seguito di una vita più complessa… sono concatenamenti ed intrecci, filamenti di esperienze vissute altrove. Sento che ciò che sto facendo adesso nella mia vita, serve al compimento e alla risoluzione di nodi del passato. Non sono mai stata una persona che vive la sua vita con semplicità, ho sempre risentito delle emozioni belle e brutte, non riuscendo mai a essere superficiale nemmeno con le cose davvero futili. Questo mi ha creato davvero tanti problemi come il sentirsi una persona strana e fondamentalmente sola… quando siedo in silenzio di fronte a qualcosa che mi meraviglia, riesco a ripercorrere questi attimi di vuoto e solitudine e dare un senso a tutto. Con fatica sto distruggendo quella stranezza rendendomi conto che è unicità: sono una persona unica, ho la forza e il coraggio di essere ciò che sono senza vergognarmene e senza tentare di cambiare. Voglio essere una persona che crede ai suoi mille passati, voglio respirare le mie radici nei posti che visito, voglio ricostruire tutti i miei “io”. Io sono un samurai ma anche un marinaio con i capelli pieni di sale e la pelle abbronzata e occhi verdi. Sono una persona vissuta a Londra, magari indossavo una “bombetta” o un ombrellino parasole, e magari mi sono già seduta in un pub di Temple Bar ad assaggiare la Guinness oppure ho trasportato barili di Guinness guidando la locomotiva che usciva dai binari in ferro costruiti nella fabbrica, con la mia camiciola di panno celeste e bretelle marroni. Forse ho combattuto con una spada oppure mi hanno ferito alla testa o alla tibia, dove ora ho davvero delle cicatrici. Forse ero una bibliotecaria gallese. Forse ero un arciere. Forse un pescatore della Baia di Galway.

fine prima parte

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ENGLISH VERSIONbandiera-inglese

There are some places in the world that despite not having ever visited, we hear them inside. We recognize the smells and paths wind that caresses. Sometimes just seeing a picture makes us feel that thrill and sense of “being there already,” a sweet deja vu we do not know the reason that goes beyond any scientific explanation. We can only appeal to an understanding more “energy” and make our concept of “Past Lives”. This is what I think of myself … and of all the trips I have made to date and those that I want to do in the future. Definitely one of my past lives were rooted in the UK as I also wrote in the post related to my trip to London, but another me probably once dwelt in the Emerald Isle. Already own Ireland, this is the trip I made last month. As each start and especially every time I have to take the plane, I always have that sense of anxiety that makes me enjoy the first moments of the trip, but unfortunately they are made so that we can do. The only weapon with which I can fight my weakness is knowing that during the return trip took me into a sweet nostalgia of all the wonderful things I have seen and I cry with joy maybe listening to that particular song. The nostalgia of a place is a wonderful emotion that like all emotions has its positives and negatives. My whole life is an anthology of emotions and it was also this last trip. I was scared because I had to face a trip type that I had ever done: drive in a foreign country! I got courage, however, trying to hell with those moments of weakness that I had (like when, coming out of the car rental company, once off the plane, the GPS did not take and we ended up, I and my partner , in a secluded street of Dublin, trying to become familiar with road signs in Gaelic that sometimes are the only ones and replace in its entirety in English). In the end, with a nice map in hand, we began our journey to the first route: Galway, the capital of the county, a town that faces the ‘Atlantic Ocean, with its small bay and where lurks the myth Claddagh Ring. In fact, just in Galway we found that there is a store of ancient Ireland that builds the famous rings with the heart and the two hands that support it. In those 200 km I looked out the window and it was something incredible to see how a landscape as modern as the highway, the dear M4 – M6, will merge in harmony and without conflict, ancient castles and hovels. Then all those sheep and those cattle well fed, peaceful and free, who reported to mind scenes of a past rooted in me. And ‘as if I had found in the brain, in the drawers of memory, a double bottom that contains memories that I did not think you had. Like when you go into the attic and found family photos where there are people who have never known and rather then in their facial features we see our face and our expressions. It happens to me often when I observe objects of middle age, armor and swords (not at home and in various post and in previous installments of the series SCRIPTYPLANET I spoke and showed almost exclusively medieval villages, castles and outposts, and many others I have in Serbia). Half way we stopped at a small roadside restaurants and I had my close encounter with the cold wind and drizzle docile, typical of those areas. It was so special to suffer the cold knowing you are in the middle of July. After refreshments, after meeting decides to women’s rugby teams with their colorful uniforms, we left to Galway. We arrived around 8 pm and we resumed immediately confindenza with the English language and we started to get used to the ear to the wonderful Irish accent. We tried a little something to eat around the town but the 21 pubs have closed the kitchens. The amazing thing is that in those latidutini, there’s still plenty of light despite the evening and it was so strange to walk along the bay with lighting that looked like a normal late afternoon gloomy. After going through the courtyards in which lurked the classic mold huts British, in some places left a little abandoned, we reach the heart of town and there a river of people, colors and sounds has practically wrapped in a warm embrace. A lovely statue of Wilde placed at the beginning of the main street seems myself auspicious for my business, considering that when I travel I try to get your fill of images, flavors and sensations that guide me in the writing of my stories. There were many street performers including a lovely couple, one of which he played the violin and the girl danced traditional Irish dancing, moving their feet rhythmically on a wooden board to amplify the sound of heels together with the notes of the violin, truly a What engaging. We continued along the main street in the direction of the Spanish Arch there were many pubs and nice but everyone had already closed the kitchen and served only to drink, including the King’s Head one of the oldest of Galway, located in an old building . In the end we have wandered far and wide and hunger increased but it was impossible not to stop to photograph the corners of Galway (I found that principle is valid for the whole of Ireland, also along the roads is impossible not to find something to photograph or watch in awe, although very often the roads are narrow and there are no pads resting). Eventually tired and hungry we stopped at a place that looked like a fast food, there and then there very excited but when we ordered the fish and chips … outstanding quality and looking around we found out, through photos and newspaper clippings of very old that this restaurant was actually a very famous fish market and still a real institution in the city. Fresh fish and the famous oysters of Galway and is called Mc Donagh’s. What I have left of that first night in Galway, is the strange silence of the bay. I walked to the end of the dock watching the sea gray and still. Only a few waves it crashes on some wooden boats abandoned in a small canal almost dried. In the distance through the fog they could be seen as soon as the ridges of the islets that surround the coast, many of which are located in the Archipelago of Aran. There seems to be a horizon, it was a strange feeling, as if the earth would end there, on that wall between the gray sky and the sea. I really had time to feel myself, look at my past and how far I have come up to the bay. The trip allows me to understand that everything that happens to me in life, all the people I meet are the result of a life more complex … are linkages and twists, filaments of experiences elsewhere. I feel that what I’m doing right now in my life, serves the completion and resolution of knots of the past. I’ve never been a person who lives his life with simplicity, I have always suffered from the good and bad emotions, never managing to be even with superficial things really futile. This caused me so many problems such as feeling a strange person and basically alone … when I sit in silence in front of something that amazes me, I can go through these moments of emptiness and loneliness and make sense of it all. With difficulty I’m destroying the strangeness realizing that uniqueness is a unique person, I have the strength and the courage to be who they are not ashamed and not groped to change. I want to be a person who believes his thousand past, I want to breathe my roots in the places I visit, I want to rebuild all my “I”. I am a samurai but a sailor with his hair full of salt and tanned skin and green eyes. I am a person who lived in London, maybe wearing a “bowler” or a parasol, and maybe I was already sitting in a pub in Temple Bar to sample the Guinness or have transported barrels of Guinness driving the locomotive coming out of the rails in iron built in the factory, with my camisole cloth blue and brown suspenders. Maybe I fought with a sword or hurt me in the head or the tibia, where now I really scars. Maybe I was a librarian Welsh. Maybe I was an archer. Perhaps a fisherman of Galway Bay.

end of the first part
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