My point of view on “Star Wars Episode 8 – THE LAST JEDI” – SPOILER ALERT!

Siamo quasi in chiusura del 2017… un anno per me fantastico sotto moltissimi aspetti e quello che verrà sento che sarà l’anno della svolta ed io farò di tutto per far si che lo sia davvero. Stavolta non vi lascio il solito post col bilancio del 2017 e gli auguri ma piuttosto vi lascio il mio piccolissimo punto di vista su un qualcosa che mi sta molto a cuore: STAR WARS e nello specifico su THE LAST JEDI uscito il 13 Dicembre 2017. Mi ero ripromessa di vederlo di nuovo prima di giudicare per non giudicare di pancia, ma a distanza di una settimana qualcosina la voglio dire.

Mi raccomando, per chi non ha ancora visto il film,  in questo post ci saranno degli spoiler ma solo nella seconda parte, sarete comunque avvisati quando finirà lo spoiler alert.

Allora dove eravamo rimasti? Ah si… Rey affronta il dorso di una parete rocciosa a picco sul mare… ed infine lo vede. Lui è li….La leggenda vivente Luke Skywalker è a pochi passi da lei che senza esitare ulteriormente si avvicina e trae dalla sua scarsella la preziosa lightsaber.

Con timore ed un’espressione commossa la porge a Luke…e noi tutti li ad attendere: l’accetterà? Si domanderà chi è quella ragazza? Un’attesa lunga due anni… congetture, ipotesi e nel frattempo altre domande che affollano la testa del fandom di Star Wars Chi sono i genitori di Rey? Chi è Snoke? E nel frattempo giù ancora notizie succose come ad esempio una nuova trilogia in programma dopo episodio 9 (Old Republic?) e forse anche una serie tv. Il tempo scorre e la tensione aumenta.

Finalmente il 10 ottobre durante il Monday Night di Football Americano viene rilasciato il trailer che ovviamente invece di dissipare un poco  la coltre di nebbia in cui brancola il fandom (me compresa) mischia ancora di più le carte. Il trailer è montato ad arte per farci credere tutto e il contrario di tutto… e li riparte il toto domande da un milione di dollari… poi le anteprime… le foto degli attori sul Red Carpet del Royal Albert Hall di Londra, gli scleri perché qualcuno spoilera di brutto… tutto questo è il bello dell’attesa e finalmente in sala… ecco…La mia prima impressione durante i titoli di coda? Sono rimasta spiazzata sulla mia comoda sedia Isense… non riuscivo nemmeno a farmi domande anche perché non ce ne era motivo, il film aveva ha spazzato via ogni dubbio su alcune questioni in sospeso… come una gomma da cancellare… foglio nuovo! Come a volere dire… ok voi della vecchia guardia siete abituati a non farvi domande, in fin dei conti vi siete mai chiesti chi fosse Darth Vader la prima volta che lo avete visto comparire sullo schermo? Mentre voi giovani Padawan accoliti Disney sapete chi era, ve l’hanno detto i vostri genitori ma per voi abbiamo in serbo qualcosa di nuovo.

FINE PARTE SPOILER ALERT – SE NON AVETE VISTO IL FILM MEGLIO NON PROSEGUIRE CON LA LETTURA PIUTTOSTO FATE UNA PASSEGGIATA CON BB8

 

 

 

 

 

 

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Uscita dal cinema commentavo col mio ragazzo e con gli amici di EmPisa…una lunga chat fino alle 2:00 di notte, ero veramente delusa. Continuo ad esserlo anche ora a distanza di tempo,  ma non da ciò di cui si parla molto in questi giorni (troppe battute, i porg, le suorine dell’isola, Leila Supergirl,  il merchandising e altre cose del genere di cui i fans stanno discutendo animatamente sui social da una settimana ormai) sono delusa perché sono uscita dal cinema confusa, senza il fomento e la voglia di andare a indossare i miei costumi da cosplay Star Wars, senza la verve di accendere la mia lightsaber e farmi la foto figa davanti al cartellone fuori dal cinema… mi sentivo tradita come se avessi di fronte un film che non ho riconosciuto. E’ colpa mia, ho pensato. Mi sono aspettata troppo?  Troppi rewatch della Saga? Cosa volevo vedere? Un già visto, volevo ancora sentirmi protetta dal codice Jedi… e vedere magari una degna uscita di scena di Leila, una commemorazione per la grande Carrie Fisher ma così non è stato, anzi Leila finisce in piedi qUesto ennesimo scontro con l’Impero, tranne suo fratello che va a fare compagnia a Obi Wan, Anakin e Yoda. Tutti personaggi nel film ribadiscono più volte il concetto de I JEDI NON ESISTONO PIU’, LA FORZA E’ OVUNQUE BASTA RESPIRARE PROFONDAMENTE.  Tutti i colpi di scena (Luke che getta la spada, Yoda che compare a fare due chiacchiere con Luke, Kylo Ren che alterna momenti di spirito e benevolenza combattendo addirittura al fianco di Rey a scenate da persona che ancora non ha capito da che parte stare… Snoke infilzato) mi hanno fatto sobbalzare ma per poco, l’emozione si fermava in un istante, non avevo il tempo di godere appieno dell’epicità della scena perché subito dopo una risata mi coglieva di sorpresa. Insomma sembrava di vedere un attaccante che dribblava tutti i suoi avversari, tu stavi li per esultare e lui tirava la palla alle stelle. Ecco… non ci si riusciva ad esaltare durante le scene di questo film. Cosa è successo? Tutti in questi giorni ci stiamo chiedendo dove sia l’errore, se sia di un pubblico che non si accontenta mai, di un pubblico della vecchia guardia legato a vecchie tradizioni, oppure la Disney che vuole solo macinare soldi e nulla più… io mi sono fatta un idea e nel mio caso  la colpa è principalmente mia, mi aspettavo un film diverso, più adrenalinico e spettacolare che mischiasse il nuovo stile al vecchio stile come avevo visto nel RISVEGLIO DELLA FORZA ed invece sono rimasta delusa perchè questo film sembra voler chiudere di fretta qualsiasi legame col passato di SW e delle trame principali. Ogni personaggi ce lo ripete, da Kylo Ren fino a Luke, Yoda… tutti ci vogliono dire “RAGAZZI ORA NOI CE NE ANDIAMO IN NAFTALINA E VOI ASPETTATEVI D’ORA IN POI PERSONAGGI NUOVI E TRAME NUOVE… TUTTO CAMBIERA'”. Oltre questo io personalmente ho trovate tante sbavature a livello narrativo e incogruenze, colpi di scena dosati male, umorismo messo a caso, scene ridicole (Leila Supergirl ad esempio)… la figura di un Jedi ridotta ad un vecchio brontolone che non si comporta da Jedi (cioè tu percepisci il lato oscuro in tuo nipote Ben, sangue del tuo sangue e invece di riportarlo sulla retta via decidi di ucciderlo?Obi Wan mica ha ucciso Anakin piuttosto ha cercato di riportarlo sulla retta via fino alla fine, così si comporta un Jedi, poi è chiaro alla fine si è dovuto difendere… )

Insomma proprio non riesco a farmelo piacere questo film e mi dispiace porca miseria, perchè l’ho aspettato tanto. Il Risveglio della Forza, seppure cominciava a dare segni di un nuovo che avanzava e che ben si amalgamava col vecchio stile, per lo meno mi aveva gasato tanto, era un film godibile… c’era il futuro di SW ma anche il passato… TLJinvece sembra un grande calderone senza un filo logico, trame spiegate e chiuse in fretta e furia perchè bisogna CAMBIARE L’ARIA.

Phasma che era un personaggio bellissimo muore di corsa… in uno scontro banalissimo e mai epico. Finn ridotto ad una macchietta e Rose un personaggio inespresso. Alla fine i droidi sono i più fighi di tutti. Il mio BB8 è sempre fantastico e R2D2 in pochissime scene con Luke è stato in grado di farmi piangere e ricordare i vecchi tempi. Come avevo scritto anche sui social, mi riprometto di guardare nuovamente questo film per vedere se tutta questa delusione può magari essere solo una cosa passeggera. Magari mi spoglio di ogni aspettativa e di ogni legame col passato e provo a calarmi nell’innovazione che Disney vuole dare alla saga… prossimamente magari scriverò un nuovo post in merito ma per ora… della nuova gestione Disney di SW il film che preferisco è ancora ROGUE ONE e lo sarà un bel pò.

Un piccolo saluto a Carrie Fisher…a quasi un anno dalla sua scomparsa: comunque sia stato il film, vederti ancora lì è stato bellissimo…

Ciao Principessa Leila.

Che dire… fatemi sapere cosa ne pensate nei commenti e nel frattempo colgo l’occasione per farvi i miei migliori auguri di Buon Natale e di un 2018 stellare!

a presto

Manu Scripty Author

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Guerre Stellari Channel

Finalmente è on line il canale “GUERRE STELLARI CHANNEL” uno spazio su youtube dedicato a tutti i fans della più grande e longeva saga cinematografica.  Cliccando su link potrete guardare la prima puntata di questo magazine in cui verranno trattati molti argomenti inerenti a Darth Vader&co. Sono molto felice di collaborare con questo canale perchè mi permettere di scrivere di una delle cose che più mi piacciono, appunto Star Wars ,ma anche perchè mi piace molto lo spirito del gruppo che è animato da tanto entusiasmo e voglia di divertirsi e far divertire. Insomma amici della Galassia Star Wars iscrivetevi al canale e continuate a seguirci per le prossime puntate.

ps. in questa prima puntata ci sarà anche la mia voce 😛

CONTEST GRAFICO”NUOVA IMMAGINE COPERTINA” PER LA PAGINA DI FB

Cari amici readers, sulla mia pagina fb ufficiale (cliccate qui) è attualmente on air un contest grafico per dare una nuova veste alla mia foto copertina. Potete votare i lavori fino ad oggi in gara, il vincitore riceverà una copia gratuita del mio libro “LA GEMMA DI MÏW – Part. 1”. La copertina vincitrice sarà usata come copertina per tutti i miei social e anche su questo blog. Ad oggi è in vantaggio il lavoro di Fabio Orlandi. I lavori in gara sono caricati in un album apposito in cui potete votare mettendo un like. Se invece volete partecipare con un vostro elaborato di seguito il regolamento. Siete liberi di usare la vostra fantasia e qualsiasi applicazione o programma di grafica.
La partecipazione al contest è totalmente gratuita e non ha nessuno scopo di lucro se non quello di stare in fissa tutta quanti per la grafica e per la mia creatura edita “LA GEMMA DI MÏW PARTE 1”

Quello che dovrete fare è semplice:

1. Inviate tramite messaggio privato alla pagina, la vostra idea, tenendo presente che come unici requisiti l’elaborato dovrà comprendere il logo MANU SCRIPTY AUTHOR (che trovate nella foto profilo) e avere le dimensioni di una copertina fb (Larghezza: 828 pixel – Altezza: 315 pixel e formato .png) e se volete la vostra firma sull’elaborato e i loghi di tutti i miei social network

2. Sarà possibile inviare gli elaborati fino al 30 Novembre

3. Durante il periodo di invio sarà creato un album dove saranno mostrati i lavori e sarà possibile votarli.

4. Sarà possibile votare già da ora e fino al 31 Dicembre

5. Una volta terminate le votazioni, l’elaborato che avrà più like vincerà il contest.

6. Il premio in palio è una copia del mio libro “LA GEMMA DI MIW parte 1” che potrebbe essere consegnato a mano se siete di Roma (così con la scusa ci si fa anche un bel selfie da caricare sulla pagina e su tutti i miei social per festeggiare il vincitore) oppure se non siete di Roma vi verrà inviato con una spedizione ordinaria o tracciata (a richiesta). Inoltre il vincitore avrà ovviamente la sua copertina caricata sulla mia pagina.

7. Il vincitore, se già possiede una copia della “Gemma di Miw – parte 1” potrà scegliere di ricevere una copia degli altri miei libri già pubblicati (TUTTO L’AMORE DELLA LUNA, I RIFLESSI DELLA LUNA, DI SOGNI IN CELLULOIDE, GOCCIA DI SPADA) oppure riceverà una copia de “LA GEMMA DI MIW – PARTE 2” non appena sarà pubblicato.

8. Durante il periodo delle votazioni e dell’invio degli elaborati vi darò aggiornamenti sul contest.

9. Qual’ora ci fossero degli ex –aequo oppure gli elaborati siano pochi o con i like non si arriva al quorum, decreterò io il vincitore del contest, fermo restando che in tal caso tutte le copertine partecipanti saranno utilizzate, a periodo di un mese ciascuna per dare valore al lavoro svolto e per ringraziare tutti i partecipanti.

Per qualsiasi chiarimento in merito sono a vostra disposizione.

Quindi forza con le vostre creazioni vi aspetto e vi ringrazio per la vostra attenzione e ricordate “SIATE UN TUTT’UNO CON LA FORZA E LA FORZA SARÀ CON VOI 😊💪🏻👍🏻”

Lucca Comics 2017

Sono passati appena due giorni dalla chiusura del LUCCA COMICS, del mio primo Lucca Comics e sono ancora frastornata come se fossi uscita da un frullatore, forse due giorni sono pochi per metabolizzare la grandiosa esperienza che ho avuto il piacere di fare assieme al mio compagno Daniel e al gruppo EmPisa Star Wars Fan Club, non so se e quando mi riprenderò. Ho una confusione nella testa, non so quale emozione provare per prima, se nostalgia, allegria, soddisfazione, felicità, adrenalina… forse è giusto che siano così mischiate in un grande fluido luminoso come quello di una Saber. Potrebbero sembrare parole eccessive o parole al vento per chi non vive queste situazioni, ma quello che sento è tangibile. Non è tanto un discorso relativo alla maestosità della fiera, la più importante in Italia (ora ho le prove, posso dirlo con assoluta certezza), ma più qualcosa legato allo scambio umano che avviene in un gruppo: Tralasciando l’approccio “sociologico” nell’analisi delle interazione umane (deformazione professionale) stavolta io ci sono dentro in un gruppo e ne sento le vibrazioni e le energie che ogni componente emana. I ragazzi del gruppo EmPisa, coloro che come me condividono la passione per Star Wars (ed in genere per tutto ciò che è legato al cosidetto mondo geek/nerd) sono tutti meravigliosi dal primo all’ultimo. Ne avevo conosciuti un po’ già a Giugno allo Star Event ma a Lucca ho avuto modo di conoscere anche gli altri. Abbiamo trascorso 5 giorni tutti insieme (chi ha fatto tutti i giorni, chi è arrivato prima e chi dopo) condividendo uno spazio piccolo dove cambiarci e lasciare le nostre cose “ingombranti”, aiutandoci l’un l’altro, prestandoci le cose, vivendo praticamente 10-12 ore al giorno a stretto contatto. Ognuno ha fatto il suo per la riuscita delle attività del gruppo, alcuni poi sono stati impegnati tantissimo subendo lo stress e le sollecitazioni che spesso eventi così importanti comportano. Può esserci il momento scazzo, il momento serio come è giusto che sia, come le regole di un gruppo umano impongono, ma quello che poi alla fine resta di tutto ciò è la nostalgia e la consapevolezza che “il patrimonio umano” non ha prezzo. Quello che ci si porta dentro quando si fa un’esperienza del genere è troppo prezioso, è una di quelle cose che a distanza di giorni, mesi, anni… ricorderai sempre col sorriso amaro e la dolce nostalgia.  Giorni che hai aspettato e desiderato e poi  trascorrono veloci e quasi non riesci a stare al loro passo, maledendo il tempo e il suo “illimitato potere” come direbbe Palpatine. L’unica cosa che si può fare e godersi gli attimi, secondo per secondo, scattando foto o facendo video che immobilizzano per sempre il presente che si sta vivendo. Indossare i panni dei proprio eroi per qualche giorno è una splendida emozione, così come vedere bambini e adulti che ti scattano foto e sorridono compiaciuti e partecipi di quella tua felicità. E allora gli resituisci un sorriso appena accennato perché devi continuare a rimanere nella parte mentre sfili (questo è essere Cosplay…anzi direi questo è essere PARTE DI UN GRUPPO, essere EmPisa) ma loro lo sanno e sanno che quella foto verrà magnificamente bene perché in quell’istante c’è davvero il Jedy, o il Sith o il Ribelle, sceso sulla terra per qualche giorno dal suo pianeta e dal mondo fantastico di Star Wars. La cosa che mi fa immenso piacere poi è vedere come la fatica dei mesi passati a lavorare sul costume e sugli accessori, aguzzando l’ingegno e imparando a lavorare materiali vari, sia ripagata dal fatto che gli abiti sono venuti bene ed  sono apprezzati. E’ bellissimo vedere che le creature nate interamente dalle nostre mani, piacciono e compaiono in tante foto,  amalgamandosi  bene a tutti gli altri splendidi costumi (le foto di gruppo lo testimoniano, siamo tutti bellissimi e calati perfettamente nelle parti). Oltre ad essere parte di un gruppo fantastico, ho avuto modo di conoscere a Lucca (una città meravigliosa!) tante altre persone splendide tra cui tre ragazzi di un altro gruppo Star Wars, Dafne, Robb e Emanuele che ci hanno fatto molti complimenti per gli abiti e che tra l’altro sono proprio di Roma. Poi Arianna e inoltre ho avuto l’occasione di conoscere finalmente di persona Gabriele (Wolverine – Dracula e ora Old Luke Skywalker) e Federica (Mina e Sith) che avevo tra gli amici di facebook e che sono entrati anche loro a far parte della grande famiglia EmPisa. Poi è venuta a trovarmi Corinne, direttamente dalla Svizzera, una cara amica che mi seguiva su instagram. Purtroppo non ho avuto modo di incontrare Alessandra (Dama Galadriel) Leonardo (Aro Volturi e Doc Who 10) e Maria Francesca (Lady Tardis e Sulpicia) altri amici che ho su Facebook ma confido in un prossimo comics appena possibile. Domenica 5 Novembre poi è stato il mio compleanno ed è stato bellissimo festeggiarlo col gruppo (Grazie a Giampaolo il nostro Maestro Kenobi) che mi ha regalato una bellissima action figure di Obi Wan ovviamente, e poi la sera la lacrimuccia nostalgica è scattata con i saluti finali con tutto il gruppo e poi  la commozione quando Daniele (Dooku) e Pierangela (Generale Organa) con cui abbiamo condiviso la casa per 5 giorni, mi hanno fatto piangere con un splendido pensiero inaspettato.  La commozione  è continuata anche il lunedi mattina  quando ci siamo salutati con Daniele e Pierangela, due persone straordinarie. Ed ora ognuno di noi è tornato alla propria vita, al proprio lavoro e l’unica cosa che colma le distanze e il vuoto che si ha dentro, sono le foto e le chat bellissime su whatsapp ormai diventate una routine mattutina, un piccolo bar virtuale dove ci ritroviamo tutti in attesa di vederci nuovamente mentre i Cantina Band ci allietano con la loro musica.

Arrivderci a presto ragazzi e grazie di tutto, grazie ad oguno di voi.

Vi voglio bene.

Manu Scripty Author

La foto è presa dalla pagina ufficiale Facebook di EmPisa STAR WARS Fan Club grazie per la gentile concessione

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Manu Scripty on Google Books

Buongiorno readers, alcuni di voi mi hanno segnalato che tutti i miei libri sono presenti su Google Books dove è possibile leggere le anteprime. Come indicato anche su Wikipedia, per chi non lo conoscesse, è lo strumento sviluppato da Google per permettere la ricerca nel testo di libri antichi digitalizzati oppure in commercio. Nel caso in cui il volume digitalizzato non sia protetto da copyright, Google permette di consultarlo integralmente online, o di scaricarlo in formato PDF. I miei libri sono coperti da copyright ma ho notato che le anteprime sono abbastanza “corpose”.
Bè che dire… non sapevo di essere su Google Books e questa è una grandissima soddisfazione per me, poi penso che questo strumento sia molto utile sia per gli autori, (in particolare gli indie come me) che anche per i lettori che hanno modo di leggere e farsi un idea di cosa offre il mercato dell’editoria (specialmente quella nuova e parzialmente sconosciuta). Fateci un salto se vi va di leggere qualcosina, e magari lasciate una recensione (pure brutta è… si impara in primis dalle critiche basta che siano costruttive 🙂 Buon weekend

Vi regalo i primi 2 capitoli de “LA GEMMA DI MIW – parte 1”

In vista dell’uscita del seguito de “LA GEMMA DI MIW – parte1” che spero di riuscire a pubblicare entro la primavera 2018, per rinfrescare le idee a chi ha già letto il libro e per invogliare chi ancora non lo ha acquistato, oggi vi regalo i primi due capitoli.

Vi ricordo inoltre che potete vincere una copia del libro partecipando al Contest di cui vi ho parlato nel precedente articolo (cliccate qui per ogni informazione).

Buona Lettura

Scripty79

 

Capitolo 1

Vivono nell’ etereo vapore Irith,

i Caliel della Divina Idrial,

nella Prima Dimensione dei Tempi.

Cosparsi di rugiada e veli di nuvole.

Compongono  note e discorrono

nella loro lingua musicale,

quasi sussurrando.

L’imponente Stella Helial illumina

le loro clessidre e i loro troni di aria.

Nella sabbia bianca del tempo

essi hanno disegnato una forma.

Hanno creato e impastato terra, cielo e acqua.

E  la forma è divenuta reale.

Aprendo un lembo di nuvole, la Divina Idrial

Annuisce al grazioso miscuglio.

Una goccia rosa e azzurra cade da uno squarcio

 leggero della sua mano e si mischia al vapore di Irith.

Il salto nel vuoto si completa.

La Terra della Luna d’Argento fiorisce rapidamente.

I Caliel danno un nome ad ogni cosa che nasce

E la Divina Idrial annuisce alla sua creazione compiuta.

 

I Epoca Alquä – Anno 113 – Mese XII

La notte scura era odorosa di freddo e ghiaccio e con il suo ovattato abbraccio cingeva tutte la Foresta di Luvat’hil e la separava dalla grande catena montuosa di Endolia. Ogni creatura di Ardamithrisil, la Terra della Luna d’Argento, riposava al caldo dei propri ripari, tranne i militi della Guardia Reale Alquä, l’esercito elfico al servizio di Re Vëon. In un punto in cui la vegetazione si faceva meno folta, i forieri[1] stavano conficcando paletti di legno nel terreno per costruire l’accampamento, mentre un altro gruppo aveva già issato la tenda degli Ufficiali, l’alloggio confortevole e caldo, predisposto per le alte cariche dell’esercito. Un grande fuoco al centro dell’avamposto, crepitava e le sue lingue rilasciavano scintille in alto, accompagnando spirali di fumo verso il cielo stellato. Il grande silenzio della foresta amplificava ogni piccolo rumore e il canto dei grilli sembrava accompagnare musicalmente il lento ritmo della notte. Il rancio già ribolliva negli enormi pentoloni e uno spiedo arrostiva pesci e verdure succose e nutrienti. Grandi cesti di frutta, il cibo preferito degli Alquä, assieme ai dolci completavano i pasti, innaffiati da sidro e idromele. Un ausiliare entrò nella Tenda del Generale Calardan sorreggendo un vassoio finemente cesellato e marchiato con lo stemma della Guardia Reale Alquä.

“Il pasto serale” esclamò l’ausiliare che ad un cenno del suo superiore sistemò il vassoio sopra un piccolo tavolino.

Azhard Alquä[2], Generale Calardan!” esclamò congedandosi l’ausiliare non prima di aver portato il pugno sul cuore, come si comandava a tutti i membri della Guardia.

Azhard Alquä!” rispose anche lo stratega Ioldaer a cui fece eco poi proprio Calardan.

Quest’ultimo era ormai da un po’ di tempo in piedi di fronte al grande tavolo dove era stata dispiegata una gigantesca mappa di Ardamithrisil. Vicino a lui, lo Stratega dell’Eccellenza Reale fissava alcune bandierine d’argento appuntate sulla mappa. Gli occhi color ghiaccio striati di azzurro dello Stratega, si muovevano veloci sulla mappa mentre le mani forti facevano perno sul tavolo quasi a voler sostenere tutto il peso del corpo. Dopo qualche istante Ioldaer alzò lo sguardo ed alcune ciocche di candidi capelli chiari e lisci caddero sulla sua fronte larga.

“Secondo le indicazioni fornite dai Cacciatori delle Foreste e i rapporti del mio reparto, a parte qualche razzia da parte di ladruncoli occasionali e qualche zuffa tra nani e shiners piuttosto che dispute tra fate e mezzelfi, non abbiamo rilevato particolari situazioni di sostanziale pericolo…. la vera minaccia ora sono questi nuovi esseri, gli Yàarcalen… si stanno spostando verso di noi…. la maggior parte della vegetazione nelle Terre di Loralia è stata depauperata e non è più fertile. Inoltre sappiamo poco di questa neonata specie e sappiamo ancora meno delle loro tecniche di combattimento e di spostamento, questo purtroppo ci limita ancora negli interventi difensivi. L’unica cosa evidente è che sono voraci, la loro sete di clorofilla e fibre vegetali è insaziabile… e pur di averne… oltrepassano qualsiasi ostacolo gli si para davanti, arrivando anche ad uccidere” esclamò con tono grave Ioldaer, all’indirizzo del fratello gemello Calardan.

“Ora è la vegetazione di Luvamil che gli fa gola a quanto pare…. pensate forse che sappiano anche dell’esistenza dei Mïw?” chiese Calardan avvicinandosi e fissando distrattamente la mappa.

“Spero di no… le nostre coltivazioni sono ben protette dalle mura della Fortezza… questi esseri non hanno rapporti con la razza umana, anzi sembrano  decisamente mal disposti verso qualsiasi cosa li possa ostacolare dalla ricerca spasmodica di clorofilla e liquidi vitali… quindi non penso che sappiano ciò che i mortali hanno scritto negli Antichi Fascicoli di Ildisia circa i Mïw. Queste creature sono decisamente ostili e qualche umano è stato dilaniato orribilmente…  ad ogni modo ne stanno sicuramente fiutando l’odore…” rispose Ioldar avvicinandosi al vassoio del cibo. Prese una coppa e bevve avidamente il succo di melograno accompagnandolo con un soffice e dolce pane al miele.

“Siete ancora convinto che esistano quelle dannate pergamene su cui siamo stati schedati? Io no! … dopo la fine delle ostilità a Ildisia, tutto è stato bruciato così come le memorie e le fantasticherie errate circa la nostra razza…”

“Lord Erius Lochlainn non ci ha mai schedato… chi dobbiamo temere davvero è suo figlio Lord Vilfred Lochlainn… lui è l’artefice di tutte le menzogne su di noi e le antiche pergamene sono state in parte violate e manomesse. Comunque non è tutto finito con lui caro fratello… è stato necessario che i Caliel e la Divina Idrial innalzassero montagne inaccessibili, per mettere fine alle ostilità… molti di loro non hanno compreso le nostre intenzioni e il nostro reale dovere nei loro confronti… sono pur sempre elfi dannati a cui la Divina Idrial ha tolto l’immortalità e la fiducia per sempre. La razza umana non è nient’altro che una nostra cellula che si è moltiplicata… e in molti casi si è purtroppo ammalata, generando degli esemplari ignobili, senza valori e onore che seguono un tiranno. I Caliel hanno messo alla prova molti di loro, ma hanno fallito in tutto. I seguaci di Lord Vilfred Lochlainn continuano a studiarci, narrando di generazione in generazione tante inesattezze e imprecisioni storiche, rifiutando il nostro aiuto. Non gli serve e non lo vogliono. Possiamo solo sorvegliarli durante il corso della loro vita autodistruttiva e intervenire ove necessario. D’altronde la mia Eccellenza Reale ha ottime soluzioni per evitare che facciano danni importanti…” spiegò Ioldaer, con tono pacato e un ghigno sadico, al fratello che annuì preoccupato. Calardan mal tollerava le decisioni in merito alle tecniche di controllo delle altre specie, attuate dal fratello. Preferiva di gran lunga soluzioni più diplomatiche tra cui il dialogo oppure la sensibilizzazione dei fratelli mortali al mantenimento dei valori e della pace su Ardamithrisil. L’Alto Consiglio però aveva dato carta bianca anche al gruppo militare guidato da Ioldaer e si fidava ciecamente dell’astuto stratega per carpire informazioni. Calardan poteva solo immaginare quanto il fratello abusasse del suo potere versando sangue anche quando non fosse realmente necessario.

“E i Vlosserim[3] fanno festa pensando al male che nonostante tutto sono riusciti a seminare… prima di essere cacciati e rinchiusi nel Portale Admir” rispose Calardan fissando la mappa, facendo accenno alle divinità oscure di Ardamithrisil, sconfitte dai Caliel durante la creazione di quelle rigogliose terre. Ioldaer lo fissò accigliato per un istante e non rispose.

“Quindi pensate che possa ancora esistere qualche accenno ai Mïw, nelle pergamene e nelle leggende dei mortali e che li verranno a cercare nuovamente, prima o poi?” proseguì poi Calardan. Ioldaer mantenne sul fratello un espressione accigliata.

“Il furto della talea ad opera di quel Cavaliere… Berbalur, subito dopo la fine della Prima Grande Guerra voluta da Lord Vilfred Lochlainn, mi fa pensare che i mortali possano aver iniziato a fare ricerche ed esperimenti e le stesse siano state inserite nelle pergamene di Ildisia… ma la verità almeno per ora  dovrebbe essere al sicuro e non credo che siano stati in grado di coltivare i nostri preziosi fiori…. quella talea  sarà senza dubbio marcita in qualche loro lurida cloaca” concluse Ioldaer terminando la sua magra cena.

“Ad ogni modo… le frange del mio esercito sono pronte a tutto, ora cosa pensate di fare, fratello?” chiese il Generale Calardan allo Stratega strappando un acino di uva dall’enorme vassoio. Il rapporto stilato dall’Eccellenza Reale era di vitale importanza per organizzare le manovre dell’esercito e questo Calardan lo sapeva bene, non poteva prescindere quindi dalle indicazioni del fratello. Ioldaer andò a sedersi sul suo scranno e poggiò il dorso della sua mano sotto al mento mentre con l’altra accarezzava l’elsa della sua Goccia, una bellissima spada di pregiata fattura elfica composta da una lama sinuosa e tagliente, leggera come l’aria ma in grado di tagliare anche il più duro dei tronchi di quercia secolare. La lama era pulita e scintillante ora, ma molto spesso Ioldaer la usava per giustiziare e straziare le carne dei malcapitati in battaglia, non concedendo mai una grazia o benevolenza.

“Il mio reparto si dividerà in due tronconi e pattuglierà le pendici di Endolia e se necessario attraverserà la montagna giungendo anche a Ildisia. Le montagne sono abbastanza inaccessibili a chi non ne conosce tutti i pertugi e i tratti più impervi ma vanno comunque presidiate, mentre invece le coste…. quelle debbono essere pattugliate a fondo, potrebbero rappresentare l’unica via di accesso ai nostri territori o di fuga” esclamò Ioldaer con il suo tono sempre calmo e mellifluo che nascondeva solo in parte la vera anima dell’elfo, molto sicuro di sè e misterioso.

“Allora schiererò le mie truppe in previsione di qualsiasi attacco, dislocandole  in vari punti attorno alla Fortezza di Luvat’hil. Manderò i messaggeri a Punta di Lancia per avvertire anche le Flotte del Capitano Felior. Sarà bene che pattuglino oltre alle coste anche l’arcipelago di Eleven e  Laguna di Even…. nostro padre sarà fiero del nostro operato!” concluse con tono deciso Calardan tornando ad esaminare la mappa e dando le spalle al suo gemello. Ioldaer tacque un istante mentre la sua espressione si accigliò ulteriormente e si morse le labbra per la rabbia. Poi, stringendo i pugni, scattò in piedi piombando immediatamente alle spalle del fratello e con un violento strattone lo costrinse a voltarsi.

“Sappiamo entrambi dove finirà la Gemma di Mïw, qualora Re Vëon dovesse morire… egli ha fatto la sua scelta sin dal giorno della nostra nascita… non sarò certo io ad ereditare il trono…. perciò risparmiate i convenevoli e tenetevi tutti i meriti di questa fottuta vittoria! A me non serviranno!” sibilò Ioldaer prendendo per il bavero il fratello con tutta la sua rabbia. Indi serrando le labbra diede un ultimo scossone e voltandosi di scatto uscì dalla tenda. Calardan si massaggiò il collo e non poté fare altro che sopportare l’ennesima sfuriata del fratello. Ioldaer aveva un carattere particolare, non era mai misurato nelle sue emozioni nonostante fosse un elfo. Conduceva un’esistenza turbolenta a dispetto della sua natura elfica e nonostante nelle sue vene scorresse linfa reale e la Costituzione degli Alquä permettesse sporadici contatti con le altre razze che fossero comunque di allineamento buono, egli si trovava spesso a trasgredire queste norme e per nascondere ai confratelli le tracce delle sue estrosità, non esitava ad  uccidere brutalmente chiunque avesse avuto contatti con lui e si fosse rivelato una potenziale pericolo per se e per gli Alquä. Era ribelle, ambizioso e assetato di potere.  Odiava la sua famiglia d’origine perché fin dal principio aveva capito che la Gemma di Mïw, il prezioso e potente diadema del Re Vëon, qualora fosse venuto il momento, sarebbe passato a suo fratello Calardan, per una pura motivazione comportamentale. Nemmeno la complicata dinamica della nascita venne in suo aiuto, infatti i due elfi, vennero dati alla luce contemporaneamente e non era stato possibile stabilire chi fosse nato per primo anche perché, come narrano le storie di palazzo che si sono poi diffuse velocemente in tutto il villaggio di Luvat’hil essi si tenevano per mano. Erano quindi gemelli, anche se diversi. Fu in quel momento che il Sovrano pregò la Divina Idrial e i Caliel affinché gli indicasserro la via da percorrere, ma Idrial e le divinità elfiche, riponendo grande fiducia, misero tutto nelle mani dei sovrani ritenendoli coscienziosi e responsabili. Mentre i due gemelli crescevano, Re Vëon e la Regina Menelyë li osservavano con attenzione e finalmente compresero qual era la scelta da fare. Calardan era più misurato e coscienzioso, era l’esempio di un perfetto Alquä e possedeva tutte le caratteristiche descritte nel codice d’onore degli Alquä, era sempre mosso dal suo desiderio di Bene, Pace e Giustizia, si considerava congiunto di ogni altro elfo e come un’estensione della propria anima e del proprio corpo, inoltre considerava la nascita di Ardamithrisil come segno dell’ amore della Divina Idrial verso le sue creature e si ergeva completamente a suo umile servo e custode. Quanto alla spada, la considerava come l’ultima delle armi a sua disposizione e l’ultima via per la soluzione di conflitti interni e di dispute con altre razze. Ioldaer invece, già da piccolo aveva un temperamento molto diverso e sebbene tenesse molto alla sua terra, era più incline alle influenze delle razze e all’influenza dell’energie impure e a menar le mani anche quando non era necessario. I Sovrani non faticarono dunque molto a trovare la risposta al loro quesito e quando i gemelli raggiunsero l’età giusta per comprendere e divenire Alquä a tutti gli effetti, comunicarono le loro decisioni. Calardan sarebbe divenuto il futuro erede al trono mentre Ioldaer, più incline alla lotta fu destinato al comando dell’Eccellenza Reale che era il Corpo di Guardia scelto per mantenere la sicurezza della Famiglia Reale. Ioldaer non perdonò mai i suoi genitori per questa scelta e covava continuamente, sentimenti di vendetta e ribellione, sentendosi inutile e messo in disparte. Col tempo Ioldaer cresceva ma questo sentimento infantile  spesso tipico tra fratelli,non si era mai più affievolito e aumentava così come aumentavano le responsabilità.

Calardan, ancora visibilmente scosso per l’ennesimo scontro col gemello, ordinò ad un ausiliare di chiamare a raccolta i capitani di tutti i reparti della Guardia Reale ed essi non tardarono all’adunata.

Si presentarono uno dopo l’altro gridando con orgoglio il saluto militare e portando il pugno al petto. Il primo ad entrare e a sedersi al grande tavolo fu Danaiel, il Capitano della Fanteria, un elfo dai capelli chiari e corti. Un corpo esile ma comunque forte e veloce in battaglia. Indossava l’equipaggiamento di ordinanza composto da un corpetto a piastre, schinieri, gambali e bracciali in cuoio chiaro, una cintura d’arme d’acciaio a cui era agganciata una spada corta. Sottobraccio recava l’elmo della Guardia Reale, donato a tutti i soldati e composto da parti in acciaio splendente e argento, aperto leggermente sul viso nella zona degli occhi e del collo e si estendeva obliquamente verso l’alto dando un’armonica e aerodinamica forma al capo, terminando con una punta arrotondata su cui spiccava un piumaggio lunghissimo di colore azzurro e viola. Su tutta la superficie dell’elmo vi erano degli intarsi che ricordavano le ramificazioni degli alberi e delle foglie di vite e terminavano in un fregio che raffigurava un fiore di Mïw, la risorsa più importante degli Alquä. Il fiore di Mïw era il simbolo della Benedizione della Divina Idrial e dei Caliel sui loro figli e cresceva rigoglioso nella sola regione di Luvamil. I Mïw possedevano proprietà benefiche e gli Alquä ne usavano l’essenza, le foglie e il succo per usi diversi quali unguenti e medicamenti e addirittura mischiavano un po’ di succo all’interno della mistura che serviva alla forgiatura delle armi e delle corazze per renderli più resistenti.

Dietro di lui avanzava Glarial, il Capitano della Cavalleria, anche lui in alta uniforme ed equipaggiamento completo composto da un corpetto in cuoio borchiato, schinieri, gambali e bracciali in cuoio, una cintura a sostenere una spada corta e una balestra molto leggera e maneggevole. Anche lui come tutti i militi della Guardia Reale, indossava l’elmo fregiato col Mïw. Seguirono poi Aroiel, Wiliar e Mannoel, capitani rispettivamente dei Lancieri, Arcieri e Cacciatori delle foreste. Avevano anche loro l’uniforme di ordinanza di base più le armi di reparto come le lance, gli archi fatti col legno di faggio e bambù e daghe elfiche molto maneggevoli e taglienti. Tutti indossavano mantelli di un blu splendente ricamato con lo stemma della Guardia Reale e poco più sotto quello del Clan di appartenenza. Ogni soldato recava sui punti vitali e sugli arti, oltre alle protezioni in cuoio nero, anche sottili placche di argento leggero incastonate tra loro in una trama simile a quella delle scaglie dei pesci, rese resistenti dal potente succo dei Mïw e dal lavoro certosino dei Fabbri di Luvamil, per far si che la loro agilità in battaglia non fosse compromessa. Gli elfi infatti facevano dell’agilità un loro punto di forza ed essendo longilinei ed asciutti non erano quindi fisicamente in grado di portare le stesse armature dei mortali o dei nani.

“Confratelli, siamo nuovamente in battaglia. Sono arrivati degli esseri a noi sconosciuti, forse dai Mondi Ignoti al di là dei Tre Mari d’Argento. I princìpi degli Alquä sono quelli di generosità, fratellanza e condivisione in virtù di scambi reciproci, ma questi esseri si sono dimostrati poco inclini alle regole imposte su Ardamithrisil e, seppure per una giusta causa, sono malvagi. Uccidono gli altri per mantenersi in vita, lo fanno inconsciamente per un puro spirito di naturale sopravvivenza ma purtroppo non possiamo permettergli di sopravvivere a scapito della vegetazione di Ardamithrisil. Sembra che la loro caratteristica principale sia la sete di clorofilla… hanno già distrutto molti ettari di foreste e questo sta creando danni anche a tutte le specie che vi abitano, destabilizzando i delicati equilibri degli ecosistemi. Molto presto non ci sarà più cibo e acqua per nessuno… nemmeno per gli ostili mortali e nemmeno per noi. Abbiamo il compito di proteggere e di salvaguardare la nostra terra dai pericoli. I Divini Caliel hanno voluto che fossimo noi i guardiani di Ardamithrisil ed ora è giunto il momento di intervenire” spiegò con tono grave il Generale Calardan mostrando ai Capitani le zone in cui questa neonata specie aveva già fatto razzia.

“Non abbiamo molte indicazioni su di loro perciò dovremo fare molta attenzione durante le ronde, cercare di scoprire quanto più possibile sugli Yàarcalen e di catturarne qualcuno per interrogarlo. Uccidete solo in caso di vera necessità e comunque se lo farete abbiate cura di non straziare il corpo… ci potrà essere utile per raccogliere informazioni sull’anatomia di questa specie e su cosa abbia donato loro la vita. Domattina all’alba voglio che raduniate cinquanta militi di ogni reparto pronti e armati. I reparti pattuglieranno rispettivamente la Regione di Luvamil e le coltivazioni di Mïw, mentre  tutto il resto dell’esercito rimarrà nei territori dei Clan Joran, Ryroras, Aethë, Nehthë! Il nostro avamposto sarà comunque qui e fungerà da collegamento più vicino alla Fortezza Reale” concluse Calardan guardando uno ad uno i suoi sottoposti. Danaiel aveva uno sguardo molto preoccupato e corrucciato mentre Aroiel fece un passo avanti e si voltò di lato per farsi udir sia dal generale che dalla platea.

“Generale cosa ne facciamo dei territori dei Castlhor? sono pur sempre territori di Ardamithrisil… anche se traditori… i Castlhor sono comunque nostri confratelli” chiese. Calardan si aspettava la domanda e un sorriso spento si dipinse sul suo volto.

“Le altre razze possono in un certo senso sbagliare e sta a noi Alquä riportarli sulla retta via con ogni mezzo… ma se sono i nostri stessi confratelli a tradirci non possiamo far finta di nulla, la nostra razza pura non ammette errori. Non c’è una seconda possibilità. I Castlhor di Licadron non sono più nostri confratelli da tempo immemore, sono stati banditi e cacciati dalle nostre regioni. Sono divenuti Vlosserim, adoranti di Irius e Qirva e non posseggono più anime sottili, anime di luce, sono oscuri, avidi, infimi e animati da valori e pulsioni che non ci appartengono pertanto la loro sopravvivenza non è una questione che ci appartiene ed è bene ucciderne quanti più possibile. Benchè essi vivono nelle viscere della terra, nelle Città Sotteranee, dobbiamo comunque scongiurare il pericolo che approfittino della situazione per invadere i nostri territori puri usando qualcuno dei loro oscuri poteri… se qualcuno di loro capiterà in mezzo alla battaglia non faremo distinzioni. Per questo voglio che innanzi alle porte della breccia di Ryroras vi sia sempre un plotone di guardia e anche sui camminamenti di ronda! Ora andate e diramate gli ordini ai vostri sottoposti!” ordinò il Generale. Non appena il gruppetto abbandonò la tenda, il giovane elda dai lunghi capelli di un bellisimo castano chiaro e dagli occhi di un verde smeraldo luminoso, chinò il capo. Pensò all’ennesimo scontro col fratello ma nonostante tutto avrebbe cercato nuovamente la pace con suo fratello. Dopo qualche istante uscì dalla tenda e fece il suo consueto giro di controllo nell’accampamento per vedere se i suoi ordini erano stati ben compresi e diramati alle truppe. Il suo volto perfetto e liscio era illuminato dal tenue chiarore della luna. L’elda era alto e longilineo con una muscolatura asciutta. Le labbra ben disegnate, sottili e chiare ne impreziosivano i già graziosi contorni a differenza di quelli del fratello gemello che erano leggermente più marcati. Gli occhi dal taglio allungato impreziosivano il volto dall’incarnato pallido come la luna.

Calardan proseguì l’ispezione dell’accampamento. Le tende erano state piantate e i soldati a riposo mangiavano silenziosi il loro rancio attorno al grande fuoco acceso al centro dell’accampamento. Dalle stalle della cavalleria si udiva qualche nitrito misto al rumore delle spade e delle frecce sibilanti di altri soldati impegnati nelle esercitazioni con i busti di paglia. Tutto intorno, l’accampamento era protetto dal plotone di guardia. L’insieme dei suoni dell’accampamento feriva appena la coltre di silenzio che contornava la radura all’interno delle Foreste di Luvamill. Calardan cercava ora il gemello, spaziando con lo sguardo ogni angolo dell’accampamento e dove non arrivava la luce della luna e del fuoco egli si aiutava con la sua vista perfetta anche nelle ore notturne, caratteristica questa di ogni singolo elfo Alquä. Di suo fratello Ioldaer non vi era traccia. Calardan si distaccò dall’accampamento, raggiungendo la parte estrema della radura che confinava con la fitta vegetazione della foresta. Posò un ginocchio a terra e accarezzò il terreno con la sua candida mano, chiudendo gli occhi mentre il terriccio si insinuava tra le dita. Un lieve bagliore azzurrino scaturì dal palmo e si avvolse attorno all’avambraccio, trasformandosi poi in un’aurea leggera che avvolse tutto il corpo. In quell’istante Calardan aprì gli occhi e sotto al suo palmo apparve una specie di nuvola di vapore dai contorni difformi e sfumati. Si curvò un poco mantenendo alta la sua concentrazione e poté vedere nel vapore alcune immagini della Foresta e poi i Tre Mari. Le immagini si spostavano velocemente come se egli stesse volando in alto su Ardamithrisil e riuscisse a vedere ogni angolo della sua terra. Cercava di individuare la presenza sottile ed eterea del fratello ma non vi riuscì. Serrò le labbra cercando una concentrazione piena, ma non riuscì ugualmente nell’intento di percepire Ioldaer. La fronte corrucciata  rivelava la fatica del giovane Alquä mentre egli applicava il suo potere. Ad alcuni Alquä la Divina Idrial e i Caliel, avevano concesso dei poteri, che i prescelti avrebbero poi scoperto soltanto lungo il corso della vita. Il dono sarebbe divenuto sempre più potente se il prescelto lo utilizzava in uno stato di perfetto equilibrio mentale e fisico. Qualora il soggetto fosse esposto ad emozioni troppo forti, sia negative che positive avrebbe perso la concentrazione danneggiando sensibilmente il suo utilizzo. Nel momento in cui il prescelto si allontanava dalla sua natura eterea e sottile e sceglieva di sua volontà di seguire altri allineamenti, egli perdeva qualsiasi tratto distintivo della pura razza e di conseguenza anche il potere concesso dai Caliel. La mutazione di un Alquä si definiva in base ai contatti e al suo modo di vivere. Se un Alquä si comportava come un mortale e ne sposava i principi, col tempo sarebbe divenuto tale, ereditando anche sul corpo i tratti distintivi della sua mutazione come ad esempio la mortalità e l’evidente trascorrere degli anni. Calardan era un Alquä puro e pertanto aveva sviluppato completamente la Percezione, il dono a lui concesso. Attraverso questo dono infatti egli era in grado di percepire dove si trovassero le persone con cui egli aveva un legame di sangue o di amore reciproco, di correre in loro aiuto semmai ne avessero avuto bisogno. Lo sforzo era divenuto insopportabile e un fitto dolore alla testa, costrinse l’Alquä ad interrompere la pratica. La nuvola di vapore sparì immediatamente così come l’aurea azzurrina attorno alle membra dell’elda, che cadde al suolo privo di forze. Applicare un dono richiedeva un grande lavoro di concentrazione che debilitava sensibilmente  il possessore, a volte anche per ore, se il suo equilibrio psicofisico era minato. Calardan infatti stette immobile per un po’ e riverso su di un fianco con gli occhi socchiusi.

“Perché…?” mormorò tra se e se sentendo una tristezza immensa dentro il suo cuore. Si poneva questa domanda ormai da molti giorni. Non riusciva a dare una risposta a questo suo interrogativo e si crucciava per questo. Il suo dono non stava funzionando a dovere nonostante egli fosse pieno di spirito e purezza. Si chiedeva per quale motivo non riuscisse più a percepire l’aurea del gemello. Mille domande e mille soluzioni affollarono la sua mente in quell’istante, poiché non aveva modo di tentare più volte la Percezione in quanto questo avrebbe richiesto una grande concentrazione e uno sforzo spirituale e fisico che lo avrebbe debilitato per molto tempo. Ora non poteva permetterselo. Vi erano venti di guerra ed egli doveva essere in perfetta salute per proteggere la sua terra e mettersi al suo servizio. Cercò di sollevarsi da quel giaciglio improvvisato, facendosi forza sulle braccia e ci riuscì anche se le gambe gli tremavano e gli girava la testa. Camminando lentamente e appoggiandosi agli alberi fece ritorno all’accampamento. Gli alberi muovevano appena le loro radici e i loro rami per rendere agevole il cammino al loro fratello Alquä. La vegetazione era grata al popolo elfico e lo dimostrava ogni qualvolta poteva.   

[1] Corpo militare incaricato di portare i materiali per la costruzione degli accampamenti e avamposti militari.

[2] “Traduzione  “Onore e Spirito per gli Alqua!”

[3] Elfi di Sangue”.  Durante la Creazione di Ardamithrisil, la Madre Divina Idrial scelse  i Caliel più meritevoli per popolare la nuova terra. Irius e Qirva non furono scelti e per vendetta iniziarono a seminare malvagità attraverso i modi più disparati tra cui quello di portare dalla loro parte l’intero Clan dei Castlhor . Per interrompere le loro nefandezze , la madre Idrial li imprigionò in un’altra dimensione chiusa dal Portale Admir. Il Portale può essere aperto solo con la potente Gemma di Mïw.

 

Capitolo 2

Degli Alquä custodisce la storia.

Con candida devozione serve i Sovrani.

Compone armonici volteggi di parole e

Mescola colorate alchimie in ampolle di cristallo.

Le nodosità del bastone con cui si sorregge

Partecipano alla lotta.

Il futuro impregna le sue vesti.

 

 I Epoca Alquä – Anno 113 – Mese XII

Una piccola spirale di fumo viola, cominciò a fuoriuscire dall’ampolla di cristallo trasparente, terminazione ultima di un complesso sistema di tubicini e contenitori del medesimo materiale, tutti collegati tra loro. L’imponente struttura occupava quasi la metà del prezioso tavolo di legno di faggio che troneggiava al centro della stanza. A corredo della struttura vi erano pergamene e enormi tomi ingialliti dal tempo. Un enorme libro dalla spessa copertina realizzata con corteccia di palissandro e fogliame secco, in cui c’erano molti segnalibri di stoffa, occupava l’altra metà del tavolo. Un continuo ribollire misto al rumore dei vapori che fuoriuscivano dai contenitori, faceva da sottofondo all’ambiente in cui l’alchimista Leossarth lavorava senza sosta. Curvo sulle sue scartoffie di tanto in tanto rovesciava nell’altra ampolla posta all’inizio della struttura, gocce di acqua pura e brillante. In quel contenitore vi era già un liquido rosa che di tanto in tanto lanciava piccoli bagliori azzurri e blu specialmente quando veniva a contatto con l’acqua. Sul fondo invece, vi era un piccolo strato di poltiglia resa melmosa dal continuo ribollire. Leossarth si voltò verso il cesto di vimini vicino alla porta di quella specie di laboratorio. Vide che vi era ancora un mazzo di strani fiori rosa e azzurri con le foglie di un bel verde smeraldo, lucide e gonfie. Questi fiori avevano la forma di una goccia. I petali azzurri custodivano al loro interno una specie di ghiandola o bulbo, il cui nucleo era di colore rosa visibile solo alla luce del sole. Il bulbo era ricoperto di venature gonfie e pulsanti e non appena le sue pareti toccavano l’interno di quello strano sacchetto, questo diveniva di un azzurro intenso striato di viola. I fiori, nonostante fossero stati staccati dalla terra sembravano ancora vivi e le venature continuavano a pompare il fluido rosa che ne alimentava l’essenza e la vita. L’alchimista si avvicinò al cesto e sollevando appena la sua tunica nera e grigia si inginocchiò. Prese il mazzo e esaminò con cura i fiori. Le sopracciglia bianco latte si piegarono verso l’interno rivelando l’espressione seria e corrucciata dell’anziano alchimista. Egli poi si alzò e tornò al suo tavolo sezionando i fiori. Strappò con cura tutti i petali e li mise in una ciotola a far compagnia ad altri petali. Fece lo stesso con le foglie e il gambo, conservandoli poi in ciotole separate. Dopo questa delicata operazione egli aveva ora nel palmo della mano tanti piccoli bulbi rosa che pulsavano di vita e di luce. Senza esitazione li gettò nell’ampolla posta all’inizio della struttura sotto la quale ardeva la fiamma possente di una candela di forma cilindrica. I bulbi caddero nel liquido bollente e si sciolsero provocando una piccola esplosione di vapore rosa. Il succo si mescolò a quello che già ribolliva e qualche scoria toccò il fondo dell’ampolla. Il nuovo succo viaggiava sotto forma di vapore acqueo all’interno dei condotti di cristallo e Leossarth ne seguiva il delicato percorso, prendendo appunti e alternando le iridi blu tra il macchinario e la pergamena. “Yaar Anwa[1] sussurrò tra se e se l’alchimista, mentre versava nell’ampolla un liquido denso e rosso scuro.  Il vapore si trasformò nuovamente in liquido che si mischiò all’altro rosso. Il composto mescolato e violaceo cadde infine nell’ultima ampolla. Quando anche l’ultimo bulbo terminò la sua trasformazione, l’ingegnosa struttura smise di emanare vapori e bollori rumorosi e l’anziano alchimista sorrise soddisfatto prendendo l’ampolla tra le mani e sollevandola appena per osservarne il contenuto. La stanza era illuminata dalla luce del sole, che filtrava dai vetri della grande cupola delle Sale dell’Alto Consiglio degli Alquä , il Padiglione Est del Palazzo Reale. Il fluido violaceo si muoveva appena e Leossarth fece roteare su se stessa l’ampolla per studiarne meglio i movimenti e la viscosità. Il fluido, ad ogni movimento si adagiava sul collo dell’ampolla per poi ricadere lentamente sulla sua superficie originaria. L’alchimista era soddisfatto della consistenza del fluido cosicché sigillò l’ampolla con una foglia di edera tenuta stretta da una cordicina molto sottile. Dopo aver raccolto tutti i suoi tomi e le sue pergamene in una piccola cassapanca sotto al letto, l’alchimista lasciò il suo alloggio, portando con se l’ampolla. Attraversò il cortile circolare lasciandosi alle spalle i cinque alloggi ospitati all’interno del Padiglione. Le Sale dell’Alto Consiglio erano delle stanze nel Palazzo Reale, donate ai Cinque Membri dell’Alto Consiglio Alquä ovvero la guida tecnica e  organo consultivo per la direzione della vita del popolo elfico. La struttura delle Sale era costruita intorno ad un cortile circolare in pietra bianca con i cinque accessi. L’alloggio di Leossarth si trovava  alla sinistra dell’immenso portoncino principale. Ogni sala era arredata rispettando le necessità di chi vi alloggiava e nel caso di Leossarth egli aveva fatto sistemare la sua enorme libreria e tutti gli oggetti con cui svolgeva la sua attività, come ampolle, piccoli alambicchi, provette, boccette varie e gemme di svariate dimensioni e colori, polveri strani liquidi solidificati. A differenza degli altri alloggi del Padiglione Est, nell’alloggio di Leossarth vi era una botola ben nascosta sotto la libreria, che conduceva, dopo una serie di cunicoli e cave che si estendevano per tutto il perimetro del Palazzo Reale, direttamente alla Sala del Trono. Leossarth era una figura molto importante per i sovrani e non rappresentava soltanto l’Alto Consiglio ma era considerato come un vero e proprio membro della famiglia Reale, anche se acquisito. Inoltre metteva a disposizione i suoi poteri magici per la sicurezza dei reali e per incrementare la forza della Guardia Reale Alquä. Leossarth non approfittava di quel vincolo speciale che aveva con i sovrani e si atteneva scrupolosamente all’etichetta di corte, infatti, una volta lasciato il Padiglione Est del palazzo Reale, percorse il portico che conduceva al portone della Sala del Trono e attese di essere ricevuto. Si guardava intorno e riceveva sempre i sorrisi e gli sguardi sereni dei militi di guardia che pattugliavano ogni angolo del palazzo, così come dei servitori. Si voltò verso l’enorme scalinata che discendeva verso il villaggio, poiché il Palazzo Reale era edificato su una motta naturale[2] poi, guardando oltre, osservò l’imponente cinta muraria che racchiudeva in se il cuore pulsante degli Alquä ovvero la Fortezza di Luvat’hil. Al di là delle mura, la vasta e rigogliosa vegetazione della Regione Luvamil. Un lieve sorriso rivolse a quel luogo che lo aveva accolto come un figlio anche se non apparteneva alla razza Alquä e che lo aveva salvato da una morte certa. Socchiuse gli occhi come a voler scacciare quel ricordo lontano che ogni tanto con prepotenza tornava a farsi sentire.

Muindor, Haran  Vëon  iv dartha”[3] esclamò in quell’istante uno dei due lancieri di guardia, che aprì gentilmente il portone della Sala del Trono. Leossarth avanzò piano calpestando la pregiata guida che conduceva al trono. La sala era illuminata dalla potente luce del sole che proveniva dal lucernario posto sulla guglia più alta del Palazzo Reale. Camminando verso il trono, dal lucernario si potevano distintamente vedere le cime delle tre Torri Merlate della Fortezza, due delle quali servivano alle attività di guardia e  avvistamento mentre la terza centrale conteneva al suo interno microscopiche celle in cui venivano chiusi i prigionieri di guerra e i traditori. Ad entrambi lati della guida rosa e azzurra, verso il trono,  vi era un colonnato marmoreo che definiva i portici laterali  al di sotto dei quali si potevano vedere gli usci che conducevano alle altre aree del Palazzo Reale quali la Sala d’Armi, la biblioteca, la Sala Medica, i magazzini delle risorse e l’uscio che conduceva alle Sale della Fortezza. La Fortezza si estendeva a semicerchio dietro al palazzo Reale come se lo tenesse in grembo e lo cingesse in un abbraccio. Gli estremi della Fortezza che “abbracciavano” il Palazzo Reale erano rappresentati dal Padiglione Est dove vi erano le Sale dell’Alto Consiglio e il Padiglione Ovest che a differenza dell’altro era privo di mura e composto solo da colonne marmoree a cui si attorcigliavano graziose edere dal color smeraldo e ampi giardini. Entrambi i padiglioni erano di forma esagonale ed erano sormontati da una cupola di vetro, sorretta da intrecci di ferro battuto che ricordavano le radici degli alberi.

L’anziano alchimista avanzava sorridendo verso il trono. I leggeri passi si adagiavano lenti sulla guida. Non si udiva alcun rumore se non il fruscio della lunga tunica grigia e nera, sopra le caviglie. Re Vëon restituì il sorriso al suo consigliere e senza attendere che quest’ultimo giungesse a ridosso del Trono, scostando discese le scale andandogli incontro. Leossarth si fermò e si inginocchiò innanzi al Sovrano chinando il capo.

Haran Vëon…” sussurrò l’anziano quando vide le caviglie del Re fermarsi innanzi a lui.

Mellon Leossarth…”[4] rispose il Re posando la mano sul capo canuto dell’alchimista e invitandolo con dolcezza e grazia a sollevarsi. L’anziano si alzò e lo fissò con un’espressione dolce e socchiudendo gli occhi resi ancora più piccoli dalle folte sopracciglia bianco latte. L’eterea figura del Re risplendeva in una veste color ghiaccio che arrivava fino alle caviglie. Sopra le spalle e sul torace asciutto e longilineo, indossava un cotta di maglia a piastre dello spessore di una foglia che aderivano perfettamente alla sua slanciata figura e la risaltavano ancor di più. Ai fianchi una cinta d’argento sorreggeva due daghe elfiche su entrambi i lati, le cui else risplendevano luminose. Ai piedi infine, leggerissimi stivali di pelle dello stesso colore della tunica, che rendevano i passi del Re ancora più felpati e silenziosi. Il capo dai lunghi capelli d’oro era impreziosito da lineamenti regolari del viso e da qualche ruga d’espressione ma anche da un diadema, il cui motivo era replicato sia sulla cinta che su una piastra che egli portava al collo come ornamento. Il diadema brillava di una strana luce rosata e azzurra a causa di una gemma che vi era incastonata dentro. Era la preziosa Gemma di Mïw. Essa sembrava quasi viva difatti il nucleo  chiuso nel cristallo, galleggiava leggero, mentre piccolissime venature azzurre pulsavano donando alla gemma quella strana luminosità. La Gemma sembrava inoltre risentire di ogni movimento o emozione che provava il Re, come se fosse una parte del suo corpo che reagiva ad ogni stimolo.

“Quali buone notizie mi portate in questo nuovo giorno che i Caliel ci hanno voluto donare? Suvvia raccontatemi…” chiese il Re portando entrambe le mani dietro le spalle e iniziando a camminare verso il padiglione ovest e invitando con un cenno il consigliere a seguirlo.

“Ho finalmente terminato il composto, dopo molti tentativi credo di aver trovato la formula corretta al vostro comando haran, sarò pronto per raggiungere il Lago Nenuil. Se posso suggerire, potremmo partire questa notte stessa, è l’ultima di questo anno turbolento… e l’anno che nasce con la caduta della nuova neve, potrebbe essere di buon auspicio” rispose l’anziano seguendo il Re lungo la passeggiata che conduceva al padiglione Ovest. I due non percorsero il corridoio solito, ma salirono la scalinata posta alle spalle del trono. La scalinata conduceva al piano rialzato, dove si poteva proseguire per accedere ad entrambi i padiglioni e ad una via più breve per raggiungere la fortezza. Poiché l’accesso era strettamente riservato ai Reali, il piano era sorvegliato da militi della Guardia Reale. Nonostante Leossarth fosse riconosciuto come membro della famiglia Reale e pertanto avesse accesso libero ad ogni ala dell’intero complesso, egli non se ne approfittava e attendeva sempre il consenso dei Sovrani per muoversi, tranne in caso di necessità, infatti se ci fosse stato bisogno, avrebbe potuto percorrere anche i sotterranei a cui si accedeva attraverso la botola posta al sicuro sotto il suo letto.

“Le vostre alchimie hanno funzionato … è di certo il segno che la benedizione dei miei progenitori, i Caliel, si rinnova dunque… e ci viene in soccorso… in questi tempi nefasti in cui Ardamithrisil sembra nuovamente vacillare al seme oscuro gettato dai Vlosserim. Mi giungono notizie molto preoccupanti, la deforestazione sta aumentando e molte specie stanno morendo poiché il loro ecosistema è stato aggredito e spezzato” esclamò con tono grave il Sovrano. I due giunsero al Padiglione Ovest, nel cui centro vi era un grande tavolo di marmo finemente decorato. Gli intarsi floreali si estendevano anche al grande blocco di marmo centrale su cui il tavolo era saldamente ancorato. Attorno al tavolo, c’erano ben dodici scranni dello stesso materiale, anche essi decorati ed impreziositi da fili di acciaio splendente e pitture con colori pastello. Le pitture, sparse anche sul tavolo, rappresentavano epiche scene di battaglia miste a piccoli ritratti dei grandi eroi Alquä che fecero la storia di Ardamithrisil e della razza elfica fin dalla creazione. Il Re e Leossarth si sedettero attorno al grande tavolo.

“I vostri figli saranno in grado di riportare nuovamente la pace come è stato fatto dopo la Prima Grande Guerra con i mortali ad Ildisia” aggiunse Leossarth.

“Già…” rispose con un filo di voce, il Re portando il suo sguardo azzurro al di là del colonnato del Padiglione. Il panorama intorno era immenso. Da quella postazione era possibile vedere tutto il villaggio Luvat’hil e la sua cinta muraria, le ampie distese dei Mïw. Puntando lo sguardo sempre ad ovest, all’orizzonte si potevano osservare distintamente, quando non vi era foschia o pioggia, le grandi regioni di Joran, Ryroras e più in lontananza, in comunione con il mare, la regione Nehthë. Spostandosi ancora di più a nord ovest si poteva vedere la regione Aethë e la regione del Khilian. Tutte queste regioni, tranne il Khilian erano abitate dai Clan Elfici della stirpe Alquä. Nel Khilian, la parte più arida, invece era stato confinato il Clan dei Castlhor, che si narra, fosse stato cacciato dal Re Vëon e ripudiato dalla razza elfica poiché tutti i suoi membri, compreso il  Capo Clan, Licadron,  avevano più volte trasgredito alle norme della Costituzione Alquä e avevano inclinazioni molto diverse dalla razza pura degli Alquä. Si narra che questo Clan avesse avuto contatti con le razze ostili , che risiedevano nei Mondi Ignoti, al di là dei Tre Mari d’Argento, trafficando risorse preziose,  utilizzando di nascosto alcune navi della Flotta Alquä. Inoltre si narra che i membri del Clan fossero segretamente adoranti delle divinità oscure dei Vlosserim, Irius e Qirva e che tentassero sovente di fare proseliti per vendicarsi della famiglia Reale.

“Cosa vi preoccupa, oltre alle cattive notizie dal fronte, mio signore?” chiese l’anziano alchimista notando che lo sguardo del Re s’era fatto ancora più cupo. La Gemma ora brillava molto meno, come se risentisse dell’umore del suo possessore.

“La diversità dei miei gemelli… s’è fatta ancor più marcata… o meglio Ioldaer continua la sua involuzione. Pensavo che il tempo attenuasse i disgraziati contorni di questo suo carattere fin troppo deciso e ostile. Non riesco più a sentire il suo cuore e a leggere la sua anima, si allontana sempre più da me e da Menelyë e da ciò che invece risplende come la mia Gemma di Mïw…. come Calardan. I suoi occhi mi restituiscono un figlio che non riconosco… c’è dell’altro oltre alla naturale e semplice gelosia tra fratelli” rispose l’anziano elfo voltandosi nuovamente verso Leossarth.

“Muindor Leossarth” proseguì il Re “…fate già molto per noi… ma io e la Regina abbiamo bisogno che voi vegliate su mio figlio Ioldaer… vorrei sapere cosa turba le sue notti inquiete… riesco a vedere a malapena le sue cavalcate all’impazzata nelle foreste attorno al villaggio, ma poi sparisce come neve al sole e di lui non so più nulla. Temo che l’Oscurità dei Vlosserim…” tacque. Leossarth restò confuso. Anche il Sovrano aveva percepito un malessere, come egli lo aveva già percepito in passato. Ancor prima che il sovrano gli chiedesse ciò, egli aveva già posato da tempo la sua attenzione sul figlio del Re e aveva percepito un’anima che non sembrava essere più sottile e pura.  Era impossibile seguirla e vederla. Era come se Ioldaer avesse attorno a se un coltre di nebbia e non fosse più legato alla catena di energia eterea e positiva di cui ogni Alquä ne era un anello importante. Leossarth immaginava in cuor suo che tutto ciò non derivava soltanto da un astio secolare dovuto all’eredità della Gemma. C’era qualcosa di più, qualcosa che andava ogni sua conoscenza magica ed era davvero impossibile scoprirne la natura se non avvicinandosi con la mente agli eventi dell’Oscurità primordiale di Ardamithrisil. Nemmeno usando la magia o il dono della Percezione che Re Vëon aveva tramandato all’altro figlio Calardan. Non aveva mai rivelato i suoi timori ma ora sembrava che  fosse giunto il momento di cercarne l’origine anche in ciò che si credeva impossibile e sepolto da tempo.

“Farò quello che posso mio signore…” annuì Leossarth, rassicurando il Re.

“Quanto alla Cerimonia dell’Irith di Mïw, stanotte partiremo verso Nenuil attendendo che la volontà dei Caliel si compia” concluse il Re congedandosi dal suo fidato consigliere che annuì. Leossarth tornò nelle Sale dell’Alto consiglio e mentre preparava la scarsella per la missione notturna ebbe modo di riflettere sulle parole del Re riguardo suo figlio Ioldaer. Si ripromise di scoprire qualcosa di più non appena il rito si fosse concluso. L’anziano consigliere, quando giunse la sera, si recò nelle stalle e si assicurò che i cavalli fossero ben sellati e ferrati per affrontare il viaggio verso il lago Nenuil. Il percorso che dovevano intraprendere era molto ostico, infatti, poiché il rito richiedeva la presenza dei soli Sovrani e colui che aveva creato l’Irith di Mïw, per giungere al lago avrebbero seguito una strada alternativa e poco battuta.  La segretezza che richiedeva la missione era giustificata, poiché la Gemma di Mïw custodiva in se, un potere immenso e tutta la vera storia della nascita di Ardamithrisil. Una storia magica e affascinante che molto spesso veniva narrata ai piccoli Alquä per instillare fin da subito nelle loro giovani menti e nei loro cuori puri l’amore per la Terra che li cresceva. La storia di Ardamithrisil o Terra della Luna d’Argento cominciò con la sua creazione ad opera della Madre Divina Idrial, la Sovrana dei Caliel, le Entità Divine Elfiche viventi nella 1° Dimensione dei Tempi. La Madre Divina Idrial, Regina delle divinità elfiche chiamate Caliel plasmò un territorio ricchissimo di risorse naturali, circondato per larga parte dai tre grandi Mari d’Argento (Le Acque di Shalaliel, Le Acque di Resiel, Le Acque di Alrariel) al di la dei quali c’erano i Mondi Ignoti. Ella donò la vita ad ogni essere vivente di Ardamithrisil, popolandola con tante specie vegetali e animali e creando successivamente gli Elfi Alquä o Elfi del Cigno. Per creare gli Alquä e popolare Ardamithrisil, Idrial decise assieme ai Caliel di dare carne e linfa a dodici di loro chiamandoli Elfi Irith e dandogli  il compito di riprodursi attraverso la fecondazione naturale. Soltanto a due di loro però, la Divina Idrial affidò il governo di tutta la Stirpe Elfica, nel rispetto e nell’adorazione della madre terra per il mantenimento della pace, delle risorse e dei valori d’onore: Vëon e Menelyë. Gli Elfi Irith cominciarono la vita sulla nuova terra costruendo le loro fortezze e definendo i territori. La Stirpe poi, proliferò in poco tempo e quando ci fu un numero sufficiente di Alquä, i due sovrani di Luvat’hil sancirono la Costituzione Alquä e crearono sei Clan per poter dare un ordine a tutto il popolo elfico: Luvat’hil, Joran, Ryroras, Aethë, Nehthë, Castlhor. A capo di ogni Clan vi era dunque una coppia di Elfi Irith che aveva contribuito al popolamento. Tutti i Clan erano regolati dalle norme della Costituzione Alquä. La Divina Idrial e i Caliel non interferivano con la vita dei loro figli sulla terra e si limitavano ad intervenire solo quando era davvero necessario, riponendo piena fiducia negli Alquä e lasciando loro il libero arbitrio. Gli Alquä avevano il compito di proteggere Ardamithrisil e di  mantenere intatte la pace, le ricchezze naturali, la flora e la fauna in essa contenute. Molti elfi per cause naturali e di stili di vita diversi, ma anche in base ai loro comportamenti e ai loro modi di vivere, cominciarono a perdere le caratteristiche elfiche. Proprio per questo i Caliel decisero di intervenire e tolsero loro l’immortalità trasformandolo in esseri mortali. Questi diedero vita quindi alla razza mortale che popolò altri territori di Ardamithrisil, altri invece si spinsero fino ai Mondi Ignoti. Proprio nei Mondi Ignoti si narra che siano iniziate le contaminazioni e la proliferazione di altre specie sconosciute agli Elfi Alquä e agli stessi mortali, a seguito anche di esperimenti e riti magici oscuri eseguiti da negromanti e sette magiche, come ad esempio i nani, gli shiners (esseri di forma umana mischiata a caratteristiche feline ed elfiche, baffi, denti affilati, zigomi sporgenti, orecchie a punta, occhi dal taglio molto allungato) fate, ninfe, vampiri, umanoidi, orchi, folletti. Gli Alquä viaggiavano spesso alla ricerca di queste nuove specie per catalogarle e conoscerne tutte le caratteristiche, racchiudendole poi in un compendio la cui copia preziosa era tenuta nella Biblioteca della Fortezza Reale. Queste migrazioni fecero si che su tutta Ardamithrisil convivessero comunque assieme e in armonia, tutte le razze e che ne venissero poi generate altre da incroci (mannari, mezzelfi, mutaforma etc.) cosi come nuove specie animali, vegetali, piante etc. I Divini Caliel affidarono agli Elfi Alquä, il compito di gestire anche queste molteplici nuove forme di vita e ad insegnare loro il rispetto della vita e di tutte le risorse su Ardamithrisil. Dopo anni di pace e prosperità, vennero anni in cui il seme della discordia gettato da Irius e Qirva, germogliò in sentimenti oscuri. La convivenza tra le razze si fece più ostica soprattutto con i mortali, che iniziavano a sentirsi superiori agli Elfi e capaci di vivere anche senza la loro guida. Questa promiscuità molto spesso generava sintomi di conquista del potere e di indipendenza pertanto le parti più rigogliose di Ardamithrisil venivano spesso attaccate anche per via delle sue ricchezze e per la sua posizione strategica sui tre mari d’argento che  conducevano al vicino arcipelago Even e agli altri mondi sconosciuti. Fu così che iniziò la Prima Grande Guerra con i Mortali di Ildisia. La pace, così faticosamente conquistata in quel recente passato, ora stava nuovamente lasciando spazio ad una nuova e spinosa situazione con  gli Yàarcalen, ultime creature di cui gli Alquä erano giunti a conoscenza e che stavano cercando di studiare. Erano strani esseri di forma umanoide, magri ed emaciati, dall’incarnato verdognolo, alcuni di loro erano calvi, altri con lunghi capelli candidi e si nutrivano principalmente di clorofilla e fibre vegetali. Proprio per questo avevano dei denti molto affilati e forti per succhiare il nutrimento vegetale anche nelle dure cortecce degli alberi e nelle piante dal fusto più resistente.

La Divina Idrial allora, dopo la Prima Grande Guerra, per stringere ancora di più il patto di sangue con i suoi figli e ingabbiare le energie dense di Irius e Qirva, creò una Gemma in cui vi era incastonata la Prima Goccia del prezioso Irith, la linfa divina e vitale con cui i Caliel avevano creato Ardamithrisil. I Caliel avevano affidato la preziosa Gemma di Mïw a Re Vëon. Il monile possedeva in se tutti i doni magici più potenti dei Caliel tra cui il Mimetismo, la Percezione, il Controllo degli Elementi della Natura, l’Illusione, La Cura di Talea, il Portale Admir e la Bianca Origine. Questo ultimo dono aveva la capacità di riportare all’origine della sua specie dominante, ogni essere vivente o vegetale che si trovasse in punto di morte o vittima di un incantesimo, ma che avesse col possessore, una sottile e pura connessione energetica.  Il possessore della Gemma quindi aveva il completo controllo oltre che del Regno, anche della Gemma con i suoi poteri annessi. La Gemma rispondeva solo ed esclusivamente a lui, era come se fosse fusa col suo possessore a tal punto che la sua colorazione era in grado di rivelare gli stati d’animo e le emozioni di quest’ultimo. Inoltre la Gemma, tramite il Controllo del Portale Magico di Admir era in grado di mantenere al sicuro Ardamithrisil dal Regno Oscuro dei Vlosserim, tenendo prigionieri Irius e Qirva. Questi poteri però, dovevano essere usati con parsimonia e solo in caso di vera necessità. La Gemma dunque controllava le potenze e il caos e doveva essere gestita in maniera corretta. Re Vëon quindi giurò di proteggere questo segreto perché se fosse finito alle orecchie sbagliate la pace di Ardamithrisil sarebbe terminata per sempre. Poiché però era necessario che la memoria potesse essere in qualche modo mantenuta, Re Vëon avrebbe rivelato al suo successore il segreto della Gemma, soltanto se la morte lo avesse colto.

La notte che si stava quindi avvicinando era dunque molto importante per Ardamithrisil. Per contrastare la deforestazione di Ardamithrisil che era divenuta veloce ed insostenibile, il Re cercava una soluzione che potesse supportare la Natura nel suo compito di rinvigorire più velocemente possibile, tutte le radici e le talee delle specie vegetali. Incaricò quindi  l’alchimista, affinchè creasse una pozione o un medicamento adatto a quella necessità. Leossarth, dopo giorni e giorni di ricerche e tentativi, capì che la chiave di tutto poteva nascondersi nei Sacri Fiori di Mïw che i Caliel avevano donato agli elfi. Questi fiori possedevano  molte proprietà benefiche adatte ai vari scopi e Leossarth molte volte se ne era servito per fare degli esperimenti con ogni parte del fiore, dalle foglie ai petali. Soltanto quando passò a fare esperimenti col bulbo vitale del fiore, comprese che il principio attivo più potente risiedeva proprio lì. Durante uno di questi esperimenti ci fu un’esplosione che colse in pieno molte delle piante officinali appassite che aveva nella stanza. Miracolosamente le piante malate, cominciarono a rimarginarsi venendo a contatto con quello strano liquido. Felice di aver trovato una possibile soluzione si recò assieme ai Sovrani, al Tempio dei Caliel all’interno della Fortezza Luvamil, dove vi era una statua della Regina Divina Idrial. I sovrani ringraziarono i Caliel per avergli donato i Mïw. La Divina Idrial apparve come una luce eterea all’interno della Statua che la raffigurava, per ringraziare a sua volta i suoi figli che si stavano prodigando come sempre per salvaguardare Ardamithrisil e adempiere al loro compito.

“Cercate l’iscrizione magica sulla Pietra del Tempo, che dimora sotto la cascata Nenuil, solo allora Matgar vi guiderà alla rinascita….” indicò la voce carezzevole che proseguì “la nostra Benedizione è nella Gemma. Lasciate che la Gemma compia il miracolo dell’Irith di Mïw…” concluse poi, lasciando i loro cuori colmi di gioia.

Leossarth dunque era riuscito a ricreare un surrogato dell’ Irith  e lo chiamò l’Irith di Mïw come la Divina Idrial aveva comandato. Il surrogato era composto principalmente dal succo dei bulbi di Mïw mescolato all’acqua del magico Lago Nenuil e ad alcune gocce della linfa divina del Re. La mistura si completava poi con le essenze e le proprietà benefiche delle piante officinali. Quella notte quindi, i Reali scortati da Leossarth, si recarono verso il Lago Nenuil. L’aria era fredda e pura, e la tranquillità delle Foreste di Luvamil faceva da contorno a quella situazione così importante per gli Elfi Alquä. La Regina Menelyë, abbigliata con una giubba bianca dalle ampie maniche ma molto stretta sul corpo così come i pantaloni e stivali di cuoio scuri che ne abbellivano la figura esile ed asciutta, accompagnava il suo sovrano, seguendolo in sella ad un candido equino che seguiva docile i comandi dell’elfa.

“Chiedere l’intercessione dei Caliel può significare una dolorosa sconfitta per la nostra gente… dovremmo forse mostrare la nostra resa?” chiese con tono grave la Regina. La sua espressione lasciava trasparire il dispiacere che ella provava  nel vedere come, nonostante gli sforzi  non si riuscisse a riportare la pace su Ardamithrisil. Le sembrava una sconfitta e un’onta troppo grande da sopportare.

Hiril arwenamin[5]… non permettete ai sensi di colpa di offuscare la vostra mente con pensieri ed energie negative. Stiamo facendo il possibile per la nostra terra, non abbiamo colpe se non quella di aver sottovalutato le ragioni di sopravvivenza che inducono queste creature a distruggere la vegetazione di Ardamithrisil. I Divini Caliel sanno del nostro impegno e della nostra devozione completa, per questo ci fanno dono ogni volta dell’energia della Gemma…” concluse il sovrano tentando di rassicurare la sua sposa. Ella tacque e la sua espressione divenne ancora più accigliata.

“La guerra dovrebbe essere una remota possibilità… perché spargere altro seme di odio dopo la Prima Grande Guerra contro i mortali?” chiese accostandosi ancora di più al marito, spronando l’equino ad un leggero trotto.

“Abbiamo mantenuto fede all’uso della forza come ultima risoluzione ogni qualvolta vi sono stati sintomi di odio o di prevaricazione… molti tra i mortali non hanno compreso le nostre rosee intenzioni ed hanno preferito barattare il loro sangue per l’avidità del potere. Contro gli Yàarcalen, semmai ci sarà, la guerra assumerà risvolti diversi… questi esseri non hanno coscienza, reagiscono agli stimoli e all’istinto della sopravvivenza… assecondano semplicemente la loro natura, non vi è altro… ed è per questo che potremmo non avere scelta qual ora fallissero sia il dialogo che la diplomazia… nel frattempo ci serviremo dell’Irith di Mïw per ripopolare boschi e foreste distrutte” spiegò il sovrano.

“Non potremmo semplicemente insegnare loro a come procurarsi la sopravvivenza senza uccidere? La terra se mantenuta con amore e sapienza restituisce tutto ciò che ci serve?” rispose  la Regina cercando quante più soluzioni possibili per evitare una nuova era di sangue e odio.

“Anche questa è una possibilità che non escluderemo… ma prima dobbiamo capire la loro vera natura e cosa ancor più importante dobbiamo capire come spargere in tutta la terra questo miracoloso composto… speriamo che da questa missione possiamo ricevere la soluzione” concluse il sovrano donando un bianco sorriso alla moglie. Il piccolo corteo dopo circa un’ora di cammino, giunse innanzi alla Cascata Nenuil che rovesciava la sua acqua nell’immenso e omonimo lago. I sovrani e Leossarth lasciarono i loro cavalli in prossimità della sponda destra del lago. L’alchimista fece strada,  immergendosi nell’acqua fredda e cosi fece anche il re, tenendo ben salda la mano della sposa. Dopo qualche metro, in prossimità della cascata il livello dell’acqua era salito leggermente. I tre compagni proseguirono il cammino, bagnati dalle fredde acque Nenuil, passando poi sotto il getto pesante della cascata. Una volta al di sotto della cascata la compagnia si ritrovò dentro una caverna enorme sotto la catena montuosa di Endolia che era ben nascosta dal muro d’acqua scrosciante. Era impossibile vederla dall’esterno. Le rocce formavano una piccola scala naturale che permise alla compagnia di raggiungere le pareti rialzate della caverna. All’interno la pietra era molto chiara e a seconda della luce della luna che filtrava dal muro d’acqua, assumeva tonalità argentee. Enormi stalattiti discendevano dall’alto e ogni rumore, in quell’antro di cristallo era soffuso, tanto da permettere di udire le piccole gocce d’acqua che si lasciavano cadere lungo le pareti. Il Re si fermò innanzi alla parete più bianca e liscia e l’accarezzò con devozione.

Alat amil Idrial…”[6] sussurrò tra se e se una preghiera e invocando la Divina Idrial.

Col passare dei minuti la luce della luna piena raggiungense il punto più alto in cielo e penetrò sempre più oltre il muro d’acqua, e dopo qualche istante, nel punto in cui il Re aveva poggiato la mano, un bagliore forte e compatto la illuminò assieme alla parete chiara, rivelando alcuni intarsi nel muro che si colorarono d’argento splendente. L’incisione sulla pietra brillava ora innanzi alla compagnia. Ognuno di loro era rimasto a bocca aperta innanzi a ciò che stava succedendo. Re Vëon umettò le labbra dopo aver lanciato uno sguardo a sua moglie e uno a Leossarth. L’anziano alchimista annuì e Re Vëon dopo qualche istante di esitazione lesse ad alta voce l’iscrizione comparsa sulla pietra.

“Tula lookë Matgar beleger, nan o fli Caliel. I onna an edraith ammen”[7]. Dopo aver terminato l’ultima parola si udì un rumore sordo e potente e la terra tremò, poi tutto cadde un breve silenzio. La compagnia si guardò attorno spaventata.

“Cos’è stato?” chiese il Re sguainando la sua daga elfica e guardandosi attorno e proprio in quell’istante l’acqua del lago cominciò a ribollire e alcune onde circolari che si estendevano sempre di più, rivelarono la presenza di qualcosa di molto grande che stava risalendo in superficie. La compagnia attraversò di nuovo il muro d’acqua, discendendo la scalinata naturale fino a ritrovarsi nuovamente con l’acqua alla cintola. Il rumore fragoroso della spuma accompagnò un grido dapprima stridulo, poi cavernoso e potente che riecheggiò per tutta la Regione Luvamil ed in quell’istante la testa di un enorme drago bianco fuoriuscì dall’acqua. La creature si muoveva come fosse un neonato e sembrava quasi che il lago lo stesse partorendo, mentre fuoriuscivano dall’acqua le grandi ali e le zampe anteriori. Il drago era ormai quasi completamente fuori dal lago. Egli scuoteva il lungo collo quasi a volersi sgranchire come se fosse stato imprigionato sul fondo del lago da tanto tempo. Stette poi per qualche secondo in piedi sulle zampe posteriori. Quindi voltandosi poi verso la compagnia aprì i grandi occhi dalla pupilla stretta e verticale. L’esterno dell’occhio era completamente viola chiaro e man mano che arrivava alla pupilla diveniva blu striato di viola. Fissò per un attimo la compagnia poi gonfiò il petto duro e pieno di scaglie bianche che brillarono alla luce della luna, lanciando poi un potentissimo urlo verso di loro che socchiusero gli occhi e misero le mani alle orecchie in quanto il rumore era insopportabile, specialmente per i due Alquä, perché l’udito degli elfi era molto più sviluppato di quello delle altre specie. Dopo quel grido il drago tacque fissando la compagnia e chinando l’enorme testa si avvicinò al re con fare docile e mansueto. Il re esitò un attimo, scambiando sguardi interrogativi con la regina e Leossarth poi si fece coraggio e posò una mano sul muso del drago vicino alle narici che soffiavano aria e acqua. Il drago si mosse appena e accoglieva le docili carezze di Vëon che prese sicurezza.

“Matgar…. è questo il tuo nome?” chiese il sovrano. Il drago mosse il capo sbuffando come a voler annuire. Vapore caldo fuoriuscì dalle sue grandi narici, scompigliando i capelli del sovrano. I Caliel avevano dunque inviato nuovamente un segnale ai loro figli. Dopo qualche istante il drago si alzò sulle zampe posteriori e mostrò il petto agli astanti che riuscirono ad osservare il suo cuore pulsare sotto la dure scaglie bianche. In quel momento una voce scosse nuovamente il silenzio della notte di Ardamithrisil.

“Lasciate che la Gemma prenda vita nell’Irith di Mïw e che Matgar ne assorba l’essenza… ”.

Essi ascoltarono e rimasero affascinati dalla potenza divina.

“Mio re lasciate cadere la Gemma qui, nell’ampolla!” esclamò Leossarth cogliendo subito il significato di quelle parole. Il re sfilò il diadema dalla sua testa e tolse la Gemma dalla sua sede, indi la fece cadere nell’ampolla. In quell’istante una luce abbagliante fuoriuscì dall’ampolla e il drago allungò il suo potente muso vicino alla flusso di luce che cominciò ad entrare nelle sue fauci. Il flusso attraversò la sua gola e da fuori si poteva distintamente il percorso che faceva all’interno degli organi. Il flusso poi sparì e nell’ampolla era rimasta solo la Gemma che aveva attivato l’alchimia di Sir Leossarth e aveva donato il suo potere rigenerativo al composto. Il miracolo era dunque compiuto. Matgar spiccò il volo e volteggiò sopra alla compagnia prima di muoversi verso le Terre di Endolia. Il suo temibile grido si levò ancora nel silenzio della notte e dalle sue fauci uscirono lingue di vapore e cristalli di ghiaccio che caddero sulla vegetazione sottostante. Dove vi era terra arida e piante morte, il vapore si posava e immediatamente rigenerava la vita. I Sovrani e Leossarth assistevano increduli a quel potente medicamento che stava curando sotto i loro occhi qualsiasi vegetale distrutto. Matgar proseguì il suo volo fino a scomparire dietro la catena montuosa di Endolia. Cadde di nuovo il silenzio vicino alla cascata, solo in lontananza essi poterono ascoltare il grido della creatura offuscato.

“I Caliel hanno ascoltato le nostre suppliche…” sussurrò re Vëon osservando all’orizzonte la scia che il drago aveva lasciato e in quell’istante incastonò di nuovo la Gemma nel diadema e lo indossò.

“Quella meravigliosa creatura sta spargendo l’Irith di Mïw lungo tutti i territori distrutti…” gli fece eco la regina.

“Riesco a percepire le sue intenzioni e i suoi pensieri, sarà al nostro fianco” esclamò il Re dopo aver indossato il diadema fissando il cielo terso.

“Quindi il drago è legato alla Gemma e al suo possessore, avete il pieno controllo della creatura, mio signore” spiegò Leossarth. Il Sovrano strinse la mano della regina.

“Questo è un grande potere” proseguì Leossarth “l’ennesimo legato alla Gemma… non dovrà cadere mai in mani sbagliate o sarà la fine di Ardamithrisil, dobbiamo proteggerlo!” re Vëon annuì alle parole del suo consigliere.

“Come la Gemma sarà tramandata all’erede prescelto, così lo sarà Matgar e l’Irith di Mïw…. nessun’altro all’infuori di noi e del mio erede saprà mai tutto questo… sarà bene fare ritorno alla fortezza” concluse il re. La compagnia si avviò verso casa. Cavalcavano veloci con le menti e i cuori ancora sconvolti dal potente spettacolo che l’amore dei Caliel donava ogni qualvolta si manifestava ai loro figli. Il destino di Ardamithrisil stava per cambiare così come quello di tutti i suoi abitanti.

 

[1] Lett. “Sangue Reale “Linfa del Re”  trad.elfico GDR

[2] Altura sulla quale veniva edificato il castello.  Se il territorio era pianeggiante veniva costruita artificialmente.

[3] “Signore, Re  Vëon  vi attende”  trad.  elfico GDR

[4] “Amico” traduzione dall’Elfico dei GDR

[5] “Mia Signora” trad. elfico GDR

[6] “Madre Divina Idrial” trad. elfico GDR

[7] “Vieni Drago Matgar, grande combattente e benedizione dei Caliel. La tua nascita è la nostra salvezza” trad. elfico GDR.

 

 

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