Vi regalo i primi 2 capitoli de “LA GEMMA DI MIW – parte 1”

In vista dell’uscita del seguito de “LA GEMMA DI MIW – parte1” che spero di riuscire a pubblicare entro la primavera 2018, per rinfrescare le idee a chi ha già letto il libro e per invogliare chi ancora non lo ha acquistato, oggi vi regalo i primi due capitoli.

Vi ricordo inoltre che potete vincere una copia del libro partecipando al Contest di cui vi ho parlato nel precedente articolo (cliccate qui per ogni informazione).

Buona Lettura

Scripty79

 

Capitolo 1

Vivono nell’ etereo vapore Irith,

i Caliel della Divina Idrial,

nella Prima Dimensione dei Tempi.

Cosparsi di rugiada e veli di nuvole.

Compongono  note e discorrono

nella loro lingua musicale,

quasi sussurrando.

L’imponente Stella Helial illumina

le loro clessidre e i loro troni di aria.

Nella sabbia bianca del tempo

essi hanno disegnato una forma.

Hanno creato e impastato terra, cielo e acqua.

E  la forma è divenuta reale.

Aprendo un lembo di nuvole, la Divina Idrial

Annuisce al grazioso miscuglio.

Una goccia rosa e azzurra cade da uno squarcio

 leggero della sua mano e si mischia al vapore di Irith.

Il salto nel vuoto si completa.

La Terra della Luna d’Argento fiorisce rapidamente.

I Caliel danno un nome ad ogni cosa che nasce

E la Divina Idrial annuisce alla sua creazione compiuta.

 

I Epoca Alquä – Anno 113 – Mese XII

La notte scura era odorosa di freddo e ghiaccio e con il suo ovattato abbraccio cingeva tutte la Foresta di Luvat’hil e la separava dalla grande catena montuosa di Endolia. Ogni creatura di Ardamithrisil, la Terra della Luna d’Argento, riposava al caldo dei propri ripari, tranne i militi della Guardia Reale Alquä, l’esercito elfico al servizio di Re Vëon. In un punto in cui la vegetazione si faceva meno folta, i forieri[1] stavano conficcando paletti di legno nel terreno per costruire l’accampamento, mentre un altro gruppo aveva già issato la tenda degli Ufficiali, l’alloggio confortevole e caldo, predisposto per le alte cariche dell’esercito. Un grande fuoco al centro dell’avamposto, crepitava e le sue lingue rilasciavano scintille in alto, accompagnando spirali di fumo verso il cielo stellato. Il grande silenzio della foresta amplificava ogni piccolo rumore e il canto dei grilli sembrava accompagnare musicalmente il lento ritmo della notte. Il rancio già ribolliva negli enormi pentoloni e uno spiedo arrostiva pesci e verdure succose e nutrienti. Grandi cesti di frutta, il cibo preferito degli Alquä, assieme ai dolci completavano i pasti, innaffiati da sidro e idromele. Un ausiliare entrò nella Tenda del Generale Calardan sorreggendo un vassoio finemente cesellato e marchiato con lo stemma della Guardia Reale Alquä.

“Il pasto serale” esclamò l’ausiliare che ad un cenno del suo superiore sistemò il vassoio sopra un piccolo tavolino.

Azhard Alquä[2], Generale Calardan!” esclamò congedandosi l’ausiliare non prima di aver portato il pugno sul cuore, come si comandava a tutti i membri della Guardia.

Azhard Alquä!” rispose anche lo stratega Ioldaer a cui fece eco poi proprio Calardan.

Quest’ultimo era ormai da un po’ di tempo in piedi di fronte al grande tavolo dove era stata dispiegata una gigantesca mappa di Ardamithrisil. Vicino a lui, lo Stratega dell’Eccellenza Reale fissava alcune bandierine d’argento appuntate sulla mappa. Gli occhi color ghiaccio striati di azzurro dello Stratega, si muovevano veloci sulla mappa mentre le mani forti facevano perno sul tavolo quasi a voler sostenere tutto il peso del corpo. Dopo qualche istante Ioldaer alzò lo sguardo ed alcune ciocche di candidi capelli chiari e lisci caddero sulla sua fronte larga.

“Secondo le indicazioni fornite dai Cacciatori delle Foreste e i rapporti del mio reparto, a parte qualche razzia da parte di ladruncoli occasionali e qualche zuffa tra nani e shiners piuttosto che dispute tra fate e mezzelfi, non abbiamo rilevato particolari situazioni di sostanziale pericolo…. la vera minaccia ora sono questi nuovi esseri, gli Yàarcalen… si stanno spostando verso di noi…. la maggior parte della vegetazione nelle Terre di Loralia è stata depauperata e non è più fertile. Inoltre sappiamo poco di questa neonata specie e sappiamo ancora meno delle loro tecniche di combattimento e di spostamento, questo purtroppo ci limita ancora negli interventi difensivi. L’unica cosa evidente è che sono voraci, la loro sete di clorofilla e fibre vegetali è insaziabile… e pur di averne… oltrepassano qualsiasi ostacolo gli si para davanti, arrivando anche ad uccidere” esclamò con tono grave Ioldaer, all’indirizzo del fratello gemello Calardan.

“Ora è la vegetazione di Luvamil che gli fa gola a quanto pare…. pensate forse che sappiano anche dell’esistenza dei Mïw?” chiese Calardan avvicinandosi e fissando distrattamente la mappa.

“Spero di no… le nostre coltivazioni sono ben protette dalle mura della Fortezza… questi esseri non hanno rapporti con la razza umana, anzi sembrano  decisamente mal disposti verso qualsiasi cosa li possa ostacolare dalla ricerca spasmodica di clorofilla e liquidi vitali… quindi non penso che sappiano ciò che i mortali hanno scritto negli Antichi Fascicoli di Ildisia circa i Mïw. Queste creature sono decisamente ostili e qualche umano è stato dilaniato orribilmente…  ad ogni modo ne stanno sicuramente fiutando l’odore…” rispose Ioldar avvicinandosi al vassoio del cibo. Prese una coppa e bevve avidamente il succo di melograno accompagnandolo con un soffice e dolce pane al miele.

“Siete ancora convinto che esistano quelle dannate pergamene su cui siamo stati schedati? Io no! … dopo la fine delle ostilità a Ildisia, tutto è stato bruciato così come le memorie e le fantasticherie errate circa la nostra razza…”

“Lord Erius Lochlainn non ci ha mai schedato… chi dobbiamo temere davvero è suo figlio Lord Vilfred Lochlainn… lui è l’artefice di tutte le menzogne su di noi e le antiche pergamene sono state in parte violate e manomesse. Comunque non è tutto finito con lui caro fratello… è stato necessario che i Caliel e la Divina Idrial innalzassero montagne inaccessibili, per mettere fine alle ostilità… molti di loro non hanno compreso le nostre intenzioni e il nostro reale dovere nei loro confronti… sono pur sempre elfi dannati a cui la Divina Idrial ha tolto l’immortalità e la fiducia per sempre. La razza umana non è nient’altro che una nostra cellula che si è moltiplicata… e in molti casi si è purtroppo ammalata, generando degli esemplari ignobili, senza valori e onore che seguono un tiranno. I Caliel hanno messo alla prova molti di loro, ma hanno fallito in tutto. I seguaci di Lord Vilfred Lochlainn continuano a studiarci, narrando di generazione in generazione tante inesattezze e imprecisioni storiche, rifiutando il nostro aiuto. Non gli serve e non lo vogliono. Possiamo solo sorvegliarli durante il corso della loro vita autodistruttiva e intervenire ove necessario. D’altronde la mia Eccellenza Reale ha ottime soluzioni per evitare che facciano danni importanti…” spiegò Ioldaer, con tono pacato e un ghigno sadico, al fratello che annuì preoccupato. Calardan mal tollerava le decisioni in merito alle tecniche di controllo delle altre specie, attuate dal fratello. Preferiva di gran lunga soluzioni più diplomatiche tra cui il dialogo oppure la sensibilizzazione dei fratelli mortali al mantenimento dei valori e della pace su Ardamithrisil. L’Alto Consiglio però aveva dato carta bianca anche al gruppo militare guidato da Ioldaer e si fidava ciecamente dell’astuto stratega per carpire informazioni. Calardan poteva solo immaginare quanto il fratello abusasse del suo potere versando sangue anche quando non fosse realmente necessario.

“E i Vlosserim[3] fanno festa pensando al male che nonostante tutto sono riusciti a seminare… prima di essere cacciati e rinchiusi nel Portale Admir” rispose Calardan fissando la mappa, facendo accenno alle divinità oscure di Ardamithrisil, sconfitte dai Caliel durante la creazione di quelle rigogliose terre. Ioldaer lo fissò accigliato per un istante e non rispose.

“Quindi pensate che possa ancora esistere qualche accenno ai Mïw, nelle pergamene e nelle leggende dei mortali e che li verranno a cercare nuovamente, prima o poi?” proseguì poi Calardan. Ioldaer mantenne sul fratello un espressione accigliata.

“Il furto della talea ad opera di quel Cavaliere… Berbalur, subito dopo la fine della Prima Grande Guerra voluta da Lord Vilfred Lochlainn, mi fa pensare che i mortali possano aver iniziato a fare ricerche ed esperimenti e le stesse siano state inserite nelle pergamene di Ildisia… ma la verità almeno per ora  dovrebbe essere al sicuro e non credo che siano stati in grado di coltivare i nostri preziosi fiori…. quella talea  sarà senza dubbio marcita in qualche loro lurida cloaca” concluse Ioldaer terminando la sua magra cena.

“Ad ogni modo… le frange del mio esercito sono pronte a tutto, ora cosa pensate di fare, fratello?” chiese il Generale Calardan allo Stratega strappando un acino di uva dall’enorme vassoio. Il rapporto stilato dall’Eccellenza Reale era di vitale importanza per organizzare le manovre dell’esercito e questo Calardan lo sapeva bene, non poteva prescindere quindi dalle indicazioni del fratello. Ioldaer andò a sedersi sul suo scranno e poggiò il dorso della sua mano sotto al mento mentre con l’altra accarezzava l’elsa della sua Goccia, una bellissima spada di pregiata fattura elfica composta da una lama sinuosa e tagliente, leggera come l’aria ma in grado di tagliare anche il più duro dei tronchi di quercia secolare. La lama era pulita e scintillante ora, ma molto spesso Ioldaer la usava per giustiziare e straziare le carne dei malcapitati in battaglia, non concedendo mai una grazia o benevolenza.

“Il mio reparto si dividerà in due tronconi e pattuglierà le pendici di Endolia e se necessario attraverserà la montagna giungendo anche a Ildisia. Le montagne sono abbastanza inaccessibili a chi non ne conosce tutti i pertugi e i tratti più impervi ma vanno comunque presidiate, mentre invece le coste…. quelle debbono essere pattugliate a fondo, potrebbero rappresentare l’unica via di accesso ai nostri territori o di fuga” esclamò Ioldaer con il suo tono sempre calmo e mellifluo che nascondeva solo in parte la vera anima dell’elfo, molto sicuro di sè e misterioso.

“Allora schiererò le mie truppe in previsione di qualsiasi attacco, dislocandole  in vari punti attorno alla Fortezza di Luvat’hil. Manderò i messaggeri a Punta di Lancia per avvertire anche le Flotte del Capitano Felior. Sarà bene che pattuglino oltre alle coste anche l’arcipelago di Eleven e  Laguna di Even…. nostro padre sarà fiero del nostro operato!” concluse con tono deciso Calardan tornando ad esaminare la mappa e dando le spalle al suo gemello. Ioldaer tacque un istante mentre la sua espressione si accigliò ulteriormente e si morse le labbra per la rabbia. Poi, stringendo i pugni, scattò in piedi piombando immediatamente alle spalle del fratello e con un violento strattone lo costrinse a voltarsi.

“Sappiamo entrambi dove finirà la Gemma di Mïw, qualora Re Vëon dovesse morire… egli ha fatto la sua scelta sin dal giorno della nostra nascita… non sarò certo io ad ereditare il trono…. perciò risparmiate i convenevoli e tenetevi tutti i meriti di questa fottuta vittoria! A me non serviranno!” sibilò Ioldaer prendendo per il bavero il fratello con tutta la sua rabbia. Indi serrando le labbra diede un ultimo scossone e voltandosi di scatto uscì dalla tenda. Calardan si massaggiò il collo e non poté fare altro che sopportare l’ennesima sfuriata del fratello. Ioldaer aveva un carattere particolare, non era mai misurato nelle sue emozioni nonostante fosse un elfo. Conduceva un’esistenza turbolenta a dispetto della sua natura elfica e nonostante nelle sue vene scorresse linfa reale e la Costituzione degli Alquä permettesse sporadici contatti con le altre razze che fossero comunque di allineamento buono, egli si trovava spesso a trasgredire queste norme e per nascondere ai confratelli le tracce delle sue estrosità, non esitava ad  uccidere brutalmente chiunque avesse avuto contatti con lui e si fosse rivelato una potenziale pericolo per se e per gli Alquä. Era ribelle, ambizioso e assetato di potere.  Odiava la sua famiglia d’origine perché fin dal principio aveva capito che la Gemma di Mïw, il prezioso e potente diadema del Re Vëon, qualora fosse venuto il momento, sarebbe passato a suo fratello Calardan, per una pura motivazione comportamentale. Nemmeno la complicata dinamica della nascita venne in suo aiuto, infatti i due elfi, vennero dati alla luce contemporaneamente e non era stato possibile stabilire chi fosse nato per primo anche perché, come narrano le storie di palazzo che si sono poi diffuse velocemente in tutto il villaggio di Luvat’hil essi si tenevano per mano. Erano quindi gemelli, anche se diversi. Fu in quel momento che il Sovrano pregò la Divina Idrial e i Caliel affinché gli indicasserro la via da percorrere, ma Idrial e le divinità elfiche, riponendo grande fiducia, misero tutto nelle mani dei sovrani ritenendoli coscienziosi e responsabili. Mentre i due gemelli crescevano, Re Vëon e la Regina Menelyë li osservavano con attenzione e finalmente compresero qual era la scelta da fare. Calardan era più misurato e coscienzioso, era l’esempio di un perfetto Alquä e possedeva tutte le caratteristiche descritte nel codice d’onore degli Alquä, era sempre mosso dal suo desiderio di Bene, Pace e Giustizia, si considerava congiunto di ogni altro elfo e come un’estensione della propria anima e del proprio corpo, inoltre considerava la nascita di Ardamithrisil come segno dell’ amore della Divina Idrial verso le sue creature e si ergeva completamente a suo umile servo e custode. Quanto alla spada, la considerava come l’ultima delle armi a sua disposizione e l’ultima via per la soluzione di conflitti interni e di dispute con altre razze. Ioldaer invece, già da piccolo aveva un temperamento molto diverso e sebbene tenesse molto alla sua terra, era più incline alle influenze delle razze e all’influenza dell’energie impure e a menar le mani anche quando non era necessario. I Sovrani non faticarono dunque molto a trovare la risposta al loro quesito e quando i gemelli raggiunsero l’età giusta per comprendere e divenire Alquä a tutti gli effetti, comunicarono le loro decisioni. Calardan sarebbe divenuto il futuro erede al trono mentre Ioldaer, più incline alla lotta fu destinato al comando dell’Eccellenza Reale che era il Corpo di Guardia scelto per mantenere la sicurezza della Famiglia Reale. Ioldaer non perdonò mai i suoi genitori per questa scelta e covava continuamente, sentimenti di vendetta e ribellione, sentendosi inutile e messo in disparte. Col tempo Ioldaer cresceva ma questo sentimento infantile  spesso tipico tra fratelli,non si era mai più affievolito e aumentava così come aumentavano le responsabilità.

Calardan, ancora visibilmente scosso per l’ennesimo scontro col gemello, ordinò ad un ausiliare di chiamare a raccolta i capitani di tutti i reparti della Guardia Reale ed essi non tardarono all’adunata.

Si presentarono uno dopo l’altro gridando con orgoglio il saluto militare e portando il pugno al petto. Il primo ad entrare e a sedersi al grande tavolo fu Danaiel, il Capitano della Fanteria, un elfo dai capelli chiari e corti. Un corpo esile ma comunque forte e veloce in battaglia. Indossava l’equipaggiamento di ordinanza composto da un corpetto a piastre, schinieri, gambali e bracciali in cuoio chiaro, una cintura d’arme d’acciaio a cui era agganciata una spada corta. Sottobraccio recava l’elmo della Guardia Reale, donato a tutti i soldati e composto da parti in acciaio splendente e argento, aperto leggermente sul viso nella zona degli occhi e del collo e si estendeva obliquamente verso l’alto dando un’armonica e aerodinamica forma al capo, terminando con una punta arrotondata su cui spiccava un piumaggio lunghissimo di colore azzurro e viola. Su tutta la superficie dell’elmo vi erano degli intarsi che ricordavano le ramificazioni degli alberi e delle foglie di vite e terminavano in un fregio che raffigurava un fiore di Mïw, la risorsa più importante degli Alquä. Il fiore di Mïw era il simbolo della Benedizione della Divina Idrial e dei Caliel sui loro figli e cresceva rigoglioso nella sola regione di Luvamil. I Mïw possedevano proprietà benefiche e gli Alquä ne usavano l’essenza, le foglie e il succo per usi diversi quali unguenti e medicamenti e addirittura mischiavano un po’ di succo all’interno della mistura che serviva alla forgiatura delle armi e delle corazze per renderli più resistenti.

Dietro di lui avanzava Glarial, il Capitano della Cavalleria, anche lui in alta uniforme ed equipaggiamento completo composto da un corpetto in cuoio borchiato, schinieri, gambali e bracciali in cuoio, una cintura a sostenere una spada corta e una balestra molto leggera e maneggevole. Anche lui come tutti i militi della Guardia Reale, indossava l’elmo fregiato col Mïw. Seguirono poi Aroiel, Wiliar e Mannoel, capitani rispettivamente dei Lancieri, Arcieri e Cacciatori delle foreste. Avevano anche loro l’uniforme di ordinanza di base più le armi di reparto come le lance, gli archi fatti col legno di faggio e bambù e daghe elfiche molto maneggevoli e taglienti. Tutti indossavano mantelli di un blu splendente ricamato con lo stemma della Guardia Reale e poco più sotto quello del Clan di appartenenza. Ogni soldato recava sui punti vitali e sugli arti, oltre alle protezioni in cuoio nero, anche sottili placche di argento leggero incastonate tra loro in una trama simile a quella delle scaglie dei pesci, rese resistenti dal potente succo dei Mïw e dal lavoro certosino dei Fabbri di Luvamil, per far si che la loro agilità in battaglia non fosse compromessa. Gli elfi infatti facevano dell’agilità un loro punto di forza ed essendo longilinei ed asciutti non erano quindi fisicamente in grado di portare le stesse armature dei mortali o dei nani.

“Confratelli, siamo nuovamente in battaglia. Sono arrivati degli esseri a noi sconosciuti, forse dai Mondi Ignoti al di là dei Tre Mari d’Argento. I princìpi degli Alquä sono quelli di generosità, fratellanza e condivisione in virtù di scambi reciproci, ma questi esseri si sono dimostrati poco inclini alle regole imposte su Ardamithrisil e, seppure per una giusta causa, sono malvagi. Uccidono gli altri per mantenersi in vita, lo fanno inconsciamente per un puro spirito di naturale sopravvivenza ma purtroppo non possiamo permettergli di sopravvivere a scapito della vegetazione di Ardamithrisil. Sembra che la loro caratteristica principale sia la sete di clorofilla… hanno già distrutto molti ettari di foreste e questo sta creando danni anche a tutte le specie che vi abitano, destabilizzando i delicati equilibri degli ecosistemi. Molto presto non ci sarà più cibo e acqua per nessuno… nemmeno per gli ostili mortali e nemmeno per noi. Abbiamo il compito di proteggere e di salvaguardare la nostra terra dai pericoli. I Divini Caliel hanno voluto che fossimo noi i guardiani di Ardamithrisil ed ora è giunto il momento di intervenire” spiegò con tono grave il Generale Calardan mostrando ai Capitani le zone in cui questa neonata specie aveva già fatto razzia.

“Non abbiamo molte indicazioni su di loro perciò dovremo fare molta attenzione durante le ronde, cercare di scoprire quanto più possibile sugli Yàarcalen e di catturarne qualcuno per interrogarlo. Uccidete solo in caso di vera necessità e comunque se lo farete abbiate cura di non straziare il corpo… ci potrà essere utile per raccogliere informazioni sull’anatomia di questa specie e su cosa abbia donato loro la vita. Domattina all’alba voglio che raduniate cinquanta militi di ogni reparto pronti e armati. I reparti pattuglieranno rispettivamente la Regione di Luvamil e le coltivazioni di Mïw, mentre  tutto il resto dell’esercito rimarrà nei territori dei Clan Joran, Ryroras, Aethë, Nehthë! Il nostro avamposto sarà comunque qui e fungerà da collegamento più vicino alla Fortezza Reale” concluse Calardan guardando uno ad uno i suoi sottoposti. Danaiel aveva uno sguardo molto preoccupato e corrucciato mentre Aroiel fece un passo avanti e si voltò di lato per farsi udir sia dal generale che dalla platea.

“Generale cosa ne facciamo dei territori dei Castlhor? sono pur sempre territori di Ardamithrisil… anche se traditori… i Castlhor sono comunque nostri confratelli” chiese. Calardan si aspettava la domanda e un sorriso spento si dipinse sul suo volto.

“Le altre razze possono in un certo senso sbagliare e sta a noi Alquä riportarli sulla retta via con ogni mezzo… ma se sono i nostri stessi confratelli a tradirci non possiamo far finta di nulla, la nostra razza pura non ammette errori. Non c’è una seconda possibilità. I Castlhor di Licadron non sono più nostri confratelli da tempo immemore, sono stati banditi e cacciati dalle nostre regioni. Sono divenuti Vlosserim, adoranti di Irius e Qirva e non posseggono più anime sottili, anime di luce, sono oscuri, avidi, infimi e animati da valori e pulsioni che non ci appartengono pertanto la loro sopravvivenza non è una questione che ci appartiene ed è bene ucciderne quanti più possibile. Benchè essi vivono nelle viscere della terra, nelle Città Sotteranee, dobbiamo comunque scongiurare il pericolo che approfittino della situazione per invadere i nostri territori puri usando qualcuno dei loro oscuri poteri… se qualcuno di loro capiterà in mezzo alla battaglia non faremo distinzioni. Per questo voglio che innanzi alle porte della breccia di Ryroras vi sia sempre un plotone di guardia e anche sui camminamenti di ronda! Ora andate e diramate gli ordini ai vostri sottoposti!” ordinò il Generale. Non appena il gruppetto abbandonò la tenda, il giovane elda dai lunghi capelli di un bellisimo castano chiaro e dagli occhi di un verde smeraldo luminoso, chinò il capo. Pensò all’ennesimo scontro col fratello ma nonostante tutto avrebbe cercato nuovamente la pace con suo fratello. Dopo qualche istante uscì dalla tenda e fece il suo consueto giro di controllo nell’accampamento per vedere se i suoi ordini erano stati ben compresi e diramati alle truppe. Il suo volto perfetto e liscio era illuminato dal tenue chiarore della luna. L’elda era alto e longilineo con una muscolatura asciutta. Le labbra ben disegnate, sottili e chiare ne impreziosivano i già graziosi contorni a differenza di quelli del fratello gemello che erano leggermente più marcati. Gli occhi dal taglio allungato impreziosivano il volto dall’incarnato pallido come la luna.

Calardan proseguì l’ispezione dell’accampamento. Le tende erano state piantate e i soldati a riposo mangiavano silenziosi il loro rancio attorno al grande fuoco acceso al centro dell’accampamento. Dalle stalle della cavalleria si udiva qualche nitrito misto al rumore delle spade e delle frecce sibilanti di altri soldati impegnati nelle esercitazioni con i busti di paglia. Tutto intorno, l’accampamento era protetto dal plotone di guardia. L’insieme dei suoni dell’accampamento feriva appena la coltre di silenzio che contornava la radura all’interno delle Foreste di Luvamill. Calardan cercava ora il gemello, spaziando con lo sguardo ogni angolo dell’accampamento e dove non arrivava la luce della luna e del fuoco egli si aiutava con la sua vista perfetta anche nelle ore notturne, caratteristica questa di ogni singolo elfo Alquä. Di suo fratello Ioldaer non vi era traccia. Calardan si distaccò dall’accampamento, raggiungendo la parte estrema della radura che confinava con la fitta vegetazione della foresta. Posò un ginocchio a terra e accarezzò il terreno con la sua candida mano, chiudendo gli occhi mentre il terriccio si insinuava tra le dita. Un lieve bagliore azzurrino scaturì dal palmo e si avvolse attorno all’avambraccio, trasformandosi poi in un’aurea leggera che avvolse tutto il corpo. In quell’istante Calardan aprì gli occhi e sotto al suo palmo apparve una specie di nuvola di vapore dai contorni difformi e sfumati. Si curvò un poco mantenendo alta la sua concentrazione e poté vedere nel vapore alcune immagini della Foresta e poi i Tre Mari. Le immagini si spostavano velocemente come se egli stesse volando in alto su Ardamithrisil e riuscisse a vedere ogni angolo della sua terra. Cercava di individuare la presenza sottile ed eterea del fratello ma non vi riuscì. Serrò le labbra cercando una concentrazione piena, ma non riuscì ugualmente nell’intento di percepire Ioldaer. La fronte corrucciata  rivelava la fatica del giovane Alquä mentre egli applicava il suo potere. Ad alcuni Alquä la Divina Idrial e i Caliel, avevano concesso dei poteri, che i prescelti avrebbero poi scoperto soltanto lungo il corso della vita. Il dono sarebbe divenuto sempre più potente se il prescelto lo utilizzava in uno stato di perfetto equilibrio mentale e fisico. Qualora il soggetto fosse esposto ad emozioni troppo forti, sia negative che positive avrebbe perso la concentrazione danneggiando sensibilmente il suo utilizzo. Nel momento in cui il prescelto si allontanava dalla sua natura eterea e sottile e sceglieva di sua volontà di seguire altri allineamenti, egli perdeva qualsiasi tratto distintivo della pura razza e di conseguenza anche il potere concesso dai Caliel. La mutazione di un Alquä si definiva in base ai contatti e al suo modo di vivere. Se un Alquä si comportava come un mortale e ne sposava i principi, col tempo sarebbe divenuto tale, ereditando anche sul corpo i tratti distintivi della sua mutazione come ad esempio la mortalità e l’evidente trascorrere degli anni. Calardan era un Alquä puro e pertanto aveva sviluppato completamente la Percezione, il dono a lui concesso. Attraverso questo dono infatti egli era in grado di percepire dove si trovassero le persone con cui egli aveva un legame di sangue o di amore reciproco, di correre in loro aiuto semmai ne avessero avuto bisogno. Lo sforzo era divenuto insopportabile e un fitto dolore alla testa, costrinse l’Alquä ad interrompere la pratica. La nuvola di vapore sparì immediatamente così come l’aurea azzurrina attorno alle membra dell’elda, che cadde al suolo privo di forze. Applicare un dono richiedeva un grande lavoro di concentrazione che debilitava sensibilmente  il possessore, a volte anche per ore, se il suo equilibrio psicofisico era minato. Calardan infatti stette immobile per un po’ e riverso su di un fianco con gli occhi socchiusi.

“Perché…?” mormorò tra se e se sentendo una tristezza immensa dentro il suo cuore. Si poneva questa domanda ormai da molti giorni. Non riusciva a dare una risposta a questo suo interrogativo e si crucciava per questo. Il suo dono non stava funzionando a dovere nonostante egli fosse pieno di spirito e purezza. Si chiedeva per quale motivo non riuscisse più a percepire l’aurea del gemello. Mille domande e mille soluzioni affollarono la sua mente in quell’istante, poiché non aveva modo di tentare più volte la Percezione in quanto questo avrebbe richiesto una grande concentrazione e uno sforzo spirituale e fisico che lo avrebbe debilitato per molto tempo. Ora non poteva permetterselo. Vi erano venti di guerra ed egli doveva essere in perfetta salute per proteggere la sua terra e mettersi al suo servizio. Cercò di sollevarsi da quel giaciglio improvvisato, facendosi forza sulle braccia e ci riuscì anche se le gambe gli tremavano e gli girava la testa. Camminando lentamente e appoggiandosi agli alberi fece ritorno all’accampamento. Gli alberi muovevano appena le loro radici e i loro rami per rendere agevole il cammino al loro fratello Alquä. La vegetazione era grata al popolo elfico e lo dimostrava ogni qualvolta poteva.   

[1] Corpo militare incaricato di portare i materiali per la costruzione degli accampamenti e avamposti militari.

[2] “Traduzione  “Onore e Spirito per gli Alqua!”

[3] Elfi di Sangue”.  Durante la Creazione di Ardamithrisil, la Madre Divina Idrial scelse  i Caliel più meritevoli per popolare la nuova terra. Irius e Qirva non furono scelti e per vendetta iniziarono a seminare malvagità attraverso i modi più disparati tra cui quello di portare dalla loro parte l’intero Clan dei Castlhor . Per interrompere le loro nefandezze , la madre Idrial li imprigionò in un’altra dimensione chiusa dal Portale Admir. Il Portale può essere aperto solo con la potente Gemma di Mïw.

 

Capitolo 2

Degli Alquä custodisce la storia.

Con candida devozione serve i Sovrani.

Compone armonici volteggi di parole e

Mescola colorate alchimie in ampolle di cristallo.

Le nodosità del bastone con cui si sorregge

Partecipano alla lotta.

Il futuro impregna le sue vesti.

 

 I Epoca Alquä – Anno 113 – Mese XII

Una piccola spirale di fumo viola, cominciò a fuoriuscire dall’ampolla di cristallo trasparente, terminazione ultima di un complesso sistema di tubicini e contenitori del medesimo materiale, tutti collegati tra loro. L’imponente struttura occupava quasi la metà del prezioso tavolo di legno di faggio che troneggiava al centro della stanza. A corredo della struttura vi erano pergamene e enormi tomi ingialliti dal tempo. Un enorme libro dalla spessa copertina realizzata con corteccia di palissandro e fogliame secco, in cui c’erano molti segnalibri di stoffa, occupava l’altra metà del tavolo. Un continuo ribollire misto al rumore dei vapori che fuoriuscivano dai contenitori, faceva da sottofondo all’ambiente in cui l’alchimista Leossarth lavorava senza sosta. Curvo sulle sue scartoffie di tanto in tanto rovesciava nell’altra ampolla posta all’inizio della struttura, gocce di acqua pura e brillante. In quel contenitore vi era già un liquido rosa che di tanto in tanto lanciava piccoli bagliori azzurri e blu specialmente quando veniva a contatto con l’acqua. Sul fondo invece, vi era un piccolo strato di poltiglia resa melmosa dal continuo ribollire. Leossarth si voltò verso il cesto di vimini vicino alla porta di quella specie di laboratorio. Vide che vi era ancora un mazzo di strani fiori rosa e azzurri con le foglie di un bel verde smeraldo, lucide e gonfie. Questi fiori avevano la forma di una goccia. I petali azzurri custodivano al loro interno una specie di ghiandola o bulbo, il cui nucleo era di colore rosa visibile solo alla luce del sole. Il bulbo era ricoperto di venature gonfie e pulsanti e non appena le sue pareti toccavano l’interno di quello strano sacchetto, questo diveniva di un azzurro intenso striato di viola. I fiori, nonostante fossero stati staccati dalla terra sembravano ancora vivi e le venature continuavano a pompare il fluido rosa che ne alimentava l’essenza e la vita. L’alchimista si avvicinò al cesto e sollevando appena la sua tunica nera e grigia si inginocchiò. Prese il mazzo e esaminò con cura i fiori. Le sopracciglia bianco latte si piegarono verso l’interno rivelando l’espressione seria e corrucciata dell’anziano alchimista. Egli poi si alzò e tornò al suo tavolo sezionando i fiori. Strappò con cura tutti i petali e li mise in una ciotola a far compagnia ad altri petali. Fece lo stesso con le foglie e il gambo, conservandoli poi in ciotole separate. Dopo questa delicata operazione egli aveva ora nel palmo della mano tanti piccoli bulbi rosa che pulsavano di vita e di luce. Senza esitazione li gettò nell’ampolla posta all’inizio della struttura sotto la quale ardeva la fiamma possente di una candela di forma cilindrica. I bulbi caddero nel liquido bollente e si sciolsero provocando una piccola esplosione di vapore rosa. Il succo si mescolò a quello che già ribolliva e qualche scoria toccò il fondo dell’ampolla. Il nuovo succo viaggiava sotto forma di vapore acqueo all’interno dei condotti di cristallo e Leossarth ne seguiva il delicato percorso, prendendo appunti e alternando le iridi blu tra il macchinario e la pergamena. “Yaar Anwa[1] sussurrò tra se e se l’alchimista, mentre versava nell’ampolla un liquido denso e rosso scuro.  Il vapore si trasformò nuovamente in liquido che si mischiò all’altro rosso. Il composto mescolato e violaceo cadde infine nell’ultima ampolla. Quando anche l’ultimo bulbo terminò la sua trasformazione, l’ingegnosa struttura smise di emanare vapori e bollori rumorosi e l’anziano alchimista sorrise soddisfatto prendendo l’ampolla tra le mani e sollevandola appena per osservarne il contenuto. La stanza era illuminata dalla luce del sole, che filtrava dai vetri della grande cupola delle Sale dell’Alto Consiglio degli Alquä , il Padiglione Est del Palazzo Reale. Il fluido violaceo si muoveva appena e Leossarth fece roteare su se stessa l’ampolla per studiarne meglio i movimenti e la viscosità. Il fluido, ad ogni movimento si adagiava sul collo dell’ampolla per poi ricadere lentamente sulla sua superficie originaria. L’alchimista era soddisfatto della consistenza del fluido cosicché sigillò l’ampolla con una foglia di edera tenuta stretta da una cordicina molto sottile. Dopo aver raccolto tutti i suoi tomi e le sue pergamene in una piccola cassapanca sotto al letto, l’alchimista lasciò il suo alloggio, portando con se l’ampolla. Attraversò il cortile circolare lasciandosi alle spalle i cinque alloggi ospitati all’interno del Padiglione. Le Sale dell’Alto Consiglio erano delle stanze nel Palazzo Reale, donate ai Cinque Membri dell’Alto Consiglio Alquä ovvero la guida tecnica e  organo consultivo per la direzione della vita del popolo elfico. La struttura delle Sale era costruita intorno ad un cortile circolare in pietra bianca con i cinque accessi. L’alloggio di Leossarth si trovava  alla sinistra dell’immenso portoncino principale. Ogni sala era arredata rispettando le necessità di chi vi alloggiava e nel caso di Leossarth egli aveva fatto sistemare la sua enorme libreria e tutti gli oggetti con cui svolgeva la sua attività, come ampolle, piccoli alambicchi, provette, boccette varie e gemme di svariate dimensioni e colori, polveri strani liquidi solidificati. A differenza degli altri alloggi del Padiglione Est, nell’alloggio di Leossarth vi era una botola ben nascosta sotto la libreria, che conduceva, dopo una serie di cunicoli e cave che si estendevano per tutto il perimetro del Palazzo Reale, direttamente alla Sala del Trono. Leossarth era una figura molto importante per i sovrani e non rappresentava soltanto l’Alto Consiglio ma era considerato come un vero e proprio membro della famiglia Reale, anche se acquisito. Inoltre metteva a disposizione i suoi poteri magici per la sicurezza dei reali e per incrementare la forza della Guardia Reale Alquä. Leossarth non approfittava di quel vincolo speciale che aveva con i sovrani e si atteneva scrupolosamente all’etichetta di corte, infatti, una volta lasciato il Padiglione Est del palazzo Reale, percorse il portico che conduceva al portone della Sala del Trono e attese di essere ricevuto. Si guardava intorno e riceveva sempre i sorrisi e gli sguardi sereni dei militi di guardia che pattugliavano ogni angolo del palazzo, così come dei servitori. Si voltò verso l’enorme scalinata che discendeva verso il villaggio, poiché il Palazzo Reale era edificato su una motta naturale[2] poi, guardando oltre, osservò l’imponente cinta muraria che racchiudeva in se il cuore pulsante degli Alquä ovvero la Fortezza di Luvat’hil. Al di là delle mura, la vasta e rigogliosa vegetazione della Regione Luvamil. Un lieve sorriso rivolse a quel luogo che lo aveva accolto come un figlio anche se non apparteneva alla razza Alquä e che lo aveva salvato da una morte certa. Socchiuse gli occhi come a voler scacciare quel ricordo lontano che ogni tanto con prepotenza tornava a farsi sentire.

Muindor, Haran  Vëon  iv dartha”[3] esclamò in quell’istante uno dei due lancieri di guardia, che aprì gentilmente il portone della Sala del Trono. Leossarth avanzò piano calpestando la pregiata guida che conduceva al trono. La sala era illuminata dalla potente luce del sole che proveniva dal lucernario posto sulla guglia più alta del Palazzo Reale. Camminando verso il trono, dal lucernario si potevano distintamente vedere le cime delle tre Torri Merlate della Fortezza, due delle quali servivano alle attività di guardia e  avvistamento mentre la terza centrale conteneva al suo interno microscopiche celle in cui venivano chiusi i prigionieri di guerra e i traditori. Ad entrambi lati della guida rosa e azzurra, verso il trono,  vi era un colonnato marmoreo che definiva i portici laterali  al di sotto dei quali si potevano vedere gli usci che conducevano alle altre aree del Palazzo Reale quali la Sala d’Armi, la biblioteca, la Sala Medica, i magazzini delle risorse e l’uscio che conduceva alle Sale della Fortezza. La Fortezza si estendeva a semicerchio dietro al palazzo Reale come se lo tenesse in grembo e lo cingesse in un abbraccio. Gli estremi della Fortezza che “abbracciavano” il Palazzo Reale erano rappresentati dal Padiglione Est dove vi erano le Sale dell’Alto Consiglio e il Padiglione Ovest che a differenza dell’altro era privo di mura e composto solo da colonne marmoree a cui si attorcigliavano graziose edere dal color smeraldo e ampi giardini. Entrambi i padiglioni erano di forma esagonale ed erano sormontati da una cupola di vetro, sorretta da intrecci di ferro battuto che ricordavano le radici degli alberi.

L’anziano alchimista avanzava sorridendo verso il trono. I leggeri passi si adagiavano lenti sulla guida. Non si udiva alcun rumore se non il fruscio della lunga tunica grigia e nera, sopra le caviglie. Re Vëon restituì il sorriso al suo consigliere e senza attendere che quest’ultimo giungesse a ridosso del Trono, scostando discese le scale andandogli incontro. Leossarth si fermò e si inginocchiò innanzi al Sovrano chinando il capo.

Haran Vëon…” sussurrò l’anziano quando vide le caviglie del Re fermarsi innanzi a lui.

Mellon Leossarth…”[4] rispose il Re posando la mano sul capo canuto dell’alchimista e invitandolo con dolcezza e grazia a sollevarsi. L’anziano si alzò e lo fissò con un’espressione dolce e socchiudendo gli occhi resi ancora più piccoli dalle folte sopracciglia bianco latte. L’eterea figura del Re risplendeva in una veste color ghiaccio che arrivava fino alle caviglie. Sopra le spalle e sul torace asciutto e longilineo, indossava un cotta di maglia a piastre dello spessore di una foglia che aderivano perfettamente alla sua slanciata figura e la risaltavano ancor di più. Ai fianchi una cinta d’argento sorreggeva due daghe elfiche su entrambi i lati, le cui else risplendevano luminose. Ai piedi infine, leggerissimi stivali di pelle dello stesso colore della tunica, che rendevano i passi del Re ancora più felpati e silenziosi. Il capo dai lunghi capelli d’oro era impreziosito da lineamenti regolari del viso e da qualche ruga d’espressione ma anche da un diadema, il cui motivo era replicato sia sulla cinta che su una piastra che egli portava al collo come ornamento. Il diadema brillava di una strana luce rosata e azzurra a causa di una gemma che vi era incastonata dentro. Era la preziosa Gemma di Mïw. Essa sembrava quasi viva difatti il nucleo  chiuso nel cristallo, galleggiava leggero, mentre piccolissime venature azzurre pulsavano donando alla gemma quella strana luminosità. La Gemma sembrava inoltre risentire di ogni movimento o emozione che provava il Re, come se fosse una parte del suo corpo che reagiva ad ogni stimolo.

“Quali buone notizie mi portate in questo nuovo giorno che i Caliel ci hanno voluto donare? Suvvia raccontatemi…” chiese il Re portando entrambe le mani dietro le spalle e iniziando a camminare verso il padiglione ovest e invitando con un cenno il consigliere a seguirlo.

“Ho finalmente terminato il composto, dopo molti tentativi credo di aver trovato la formula corretta al vostro comando haran, sarò pronto per raggiungere il Lago Nenuil. Se posso suggerire, potremmo partire questa notte stessa, è l’ultima di questo anno turbolento… e l’anno che nasce con la caduta della nuova neve, potrebbe essere di buon auspicio” rispose l’anziano seguendo il Re lungo la passeggiata che conduceva al padiglione Ovest. I due non percorsero il corridoio solito, ma salirono la scalinata posta alle spalle del trono. La scalinata conduceva al piano rialzato, dove si poteva proseguire per accedere ad entrambi i padiglioni e ad una via più breve per raggiungere la fortezza. Poiché l’accesso era strettamente riservato ai Reali, il piano era sorvegliato da militi della Guardia Reale. Nonostante Leossarth fosse riconosciuto come membro della famiglia Reale e pertanto avesse accesso libero ad ogni ala dell’intero complesso, egli non se ne approfittava e attendeva sempre il consenso dei Sovrani per muoversi, tranne in caso di necessità, infatti se ci fosse stato bisogno, avrebbe potuto percorrere anche i sotterranei a cui si accedeva attraverso la botola posta al sicuro sotto il suo letto.

“Le vostre alchimie hanno funzionato … è di certo il segno che la benedizione dei miei progenitori, i Caliel, si rinnova dunque… e ci viene in soccorso… in questi tempi nefasti in cui Ardamithrisil sembra nuovamente vacillare al seme oscuro gettato dai Vlosserim. Mi giungono notizie molto preoccupanti, la deforestazione sta aumentando e molte specie stanno morendo poiché il loro ecosistema è stato aggredito e spezzato” esclamò con tono grave il Sovrano. I due giunsero al Padiglione Ovest, nel cui centro vi era un grande tavolo di marmo finemente decorato. Gli intarsi floreali si estendevano anche al grande blocco di marmo centrale su cui il tavolo era saldamente ancorato. Attorno al tavolo, c’erano ben dodici scranni dello stesso materiale, anche essi decorati ed impreziositi da fili di acciaio splendente e pitture con colori pastello. Le pitture, sparse anche sul tavolo, rappresentavano epiche scene di battaglia miste a piccoli ritratti dei grandi eroi Alquä che fecero la storia di Ardamithrisil e della razza elfica fin dalla creazione. Il Re e Leossarth si sedettero attorno al grande tavolo.

“I vostri figli saranno in grado di riportare nuovamente la pace come è stato fatto dopo la Prima Grande Guerra con i mortali ad Ildisia” aggiunse Leossarth.

“Già…” rispose con un filo di voce, il Re portando il suo sguardo azzurro al di là del colonnato del Padiglione. Il panorama intorno era immenso. Da quella postazione era possibile vedere tutto il villaggio Luvat’hil e la sua cinta muraria, le ampie distese dei Mïw. Puntando lo sguardo sempre ad ovest, all’orizzonte si potevano osservare distintamente, quando non vi era foschia o pioggia, le grandi regioni di Joran, Ryroras e più in lontananza, in comunione con il mare, la regione Nehthë. Spostandosi ancora di più a nord ovest si poteva vedere la regione Aethë e la regione del Khilian. Tutte queste regioni, tranne il Khilian erano abitate dai Clan Elfici della stirpe Alquä. Nel Khilian, la parte più arida, invece era stato confinato il Clan dei Castlhor, che si narra, fosse stato cacciato dal Re Vëon e ripudiato dalla razza elfica poiché tutti i suoi membri, compreso il  Capo Clan, Licadron,  avevano più volte trasgredito alle norme della Costituzione Alquä e avevano inclinazioni molto diverse dalla razza pura degli Alquä. Si narra che questo Clan avesse avuto contatti con le razze ostili , che risiedevano nei Mondi Ignoti, al di là dei Tre Mari d’Argento, trafficando risorse preziose,  utilizzando di nascosto alcune navi della Flotta Alquä. Inoltre si narra che i membri del Clan fossero segretamente adoranti delle divinità oscure dei Vlosserim, Irius e Qirva e che tentassero sovente di fare proseliti per vendicarsi della famiglia Reale.

“Cosa vi preoccupa, oltre alle cattive notizie dal fronte, mio signore?” chiese l’anziano alchimista notando che lo sguardo del Re s’era fatto ancora più cupo. La Gemma ora brillava molto meno, come se risentisse dell’umore del suo possessore.

“La diversità dei miei gemelli… s’è fatta ancor più marcata… o meglio Ioldaer continua la sua involuzione. Pensavo che il tempo attenuasse i disgraziati contorni di questo suo carattere fin troppo deciso e ostile. Non riesco più a sentire il suo cuore e a leggere la sua anima, si allontana sempre più da me e da Menelyë e da ciò che invece risplende come la mia Gemma di Mïw…. come Calardan. I suoi occhi mi restituiscono un figlio che non riconosco… c’è dell’altro oltre alla naturale e semplice gelosia tra fratelli” rispose l’anziano elfo voltandosi nuovamente verso Leossarth.

“Muindor Leossarth” proseguì il Re “…fate già molto per noi… ma io e la Regina abbiamo bisogno che voi vegliate su mio figlio Ioldaer… vorrei sapere cosa turba le sue notti inquiete… riesco a vedere a malapena le sue cavalcate all’impazzata nelle foreste attorno al villaggio, ma poi sparisce come neve al sole e di lui non so più nulla. Temo che l’Oscurità dei Vlosserim…” tacque. Leossarth restò confuso. Anche il Sovrano aveva percepito un malessere, come egli lo aveva già percepito in passato. Ancor prima che il sovrano gli chiedesse ciò, egli aveva già posato da tempo la sua attenzione sul figlio del Re e aveva percepito un’anima che non sembrava essere più sottile e pura.  Era impossibile seguirla e vederla. Era come se Ioldaer avesse attorno a se un coltre di nebbia e non fosse più legato alla catena di energia eterea e positiva di cui ogni Alquä ne era un anello importante. Leossarth immaginava in cuor suo che tutto ciò non derivava soltanto da un astio secolare dovuto all’eredità della Gemma. C’era qualcosa di più, qualcosa che andava ogni sua conoscenza magica ed era davvero impossibile scoprirne la natura se non avvicinandosi con la mente agli eventi dell’Oscurità primordiale di Ardamithrisil. Nemmeno usando la magia o il dono della Percezione che Re Vëon aveva tramandato all’altro figlio Calardan. Non aveva mai rivelato i suoi timori ma ora sembrava che  fosse giunto il momento di cercarne l’origine anche in ciò che si credeva impossibile e sepolto da tempo.

“Farò quello che posso mio signore…” annuì Leossarth, rassicurando il Re.

“Quanto alla Cerimonia dell’Irith di Mïw, stanotte partiremo verso Nenuil attendendo che la volontà dei Caliel si compia” concluse il Re congedandosi dal suo fidato consigliere che annuì. Leossarth tornò nelle Sale dell’Alto consiglio e mentre preparava la scarsella per la missione notturna ebbe modo di riflettere sulle parole del Re riguardo suo figlio Ioldaer. Si ripromise di scoprire qualcosa di più non appena il rito si fosse concluso. L’anziano consigliere, quando giunse la sera, si recò nelle stalle e si assicurò che i cavalli fossero ben sellati e ferrati per affrontare il viaggio verso il lago Nenuil. Il percorso che dovevano intraprendere era molto ostico, infatti, poiché il rito richiedeva la presenza dei soli Sovrani e colui che aveva creato l’Irith di Mïw, per giungere al lago avrebbero seguito una strada alternativa e poco battuta.  La segretezza che richiedeva la missione era giustificata, poiché la Gemma di Mïw custodiva in se, un potere immenso e tutta la vera storia della nascita di Ardamithrisil. Una storia magica e affascinante che molto spesso veniva narrata ai piccoli Alquä per instillare fin da subito nelle loro giovani menti e nei loro cuori puri l’amore per la Terra che li cresceva. La storia di Ardamithrisil o Terra della Luna d’Argento cominciò con la sua creazione ad opera della Madre Divina Idrial, la Sovrana dei Caliel, le Entità Divine Elfiche viventi nella 1° Dimensione dei Tempi. La Madre Divina Idrial, Regina delle divinità elfiche chiamate Caliel plasmò un territorio ricchissimo di risorse naturali, circondato per larga parte dai tre grandi Mari d’Argento (Le Acque di Shalaliel, Le Acque di Resiel, Le Acque di Alrariel) al di la dei quali c’erano i Mondi Ignoti. Ella donò la vita ad ogni essere vivente di Ardamithrisil, popolandola con tante specie vegetali e animali e creando successivamente gli Elfi Alquä o Elfi del Cigno. Per creare gli Alquä e popolare Ardamithrisil, Idrial decise assieme ai Caliel di dare carne e linfa a dodici di loro chiamandoli Elfi Irith e dandogli  il compito di riprodursi attraverso la fecondazione naturale. Soltanto a due di loro però, la Divina Idrial affidò il governo di tutta la Stirpe Elfica, nel rispetto e nell’adorazione della madre terra per il mantenimento della pace, delle risorse e dei valori d’onore: Vëon e Menelyë. Gli Elfi Irith cominciarono la vita sulla nuova terra costruendo le loro fortezze e definendo i territori. La Stirpe poi, proliferò in poco tempo e quando ci fu un numero sufficiente di Alquä, i due sovrani di Luvat’hil sancirono la Costituzione Alquä e crearono sei Clan per poter dare un ordine a tutto il popolo elfico: Luvat’hil, Joran, Ryroras, Aethë, Nehthë, Castlhor. A capo di ogni Clan vi era dunque una coppia di Elfi Irith che aveva contribuito al popolamento. Tutti i Clan erano regolati dalle norme della Costituzione Alquä. La Divina Idrial e i Caliel non interferivano con la vita dei loro figli sulla terra e si limitavano ad intervenire solo quando era davvero necessario, riponendo piena fiducia negli Alquä e lasciando loro il libero arbitrio. Gli Alquä avevano il compito di proteggere Ardamithrisil e di  mantenere intatte la pace, le ricchezze naturali, la flora e la fauna in essa contenute. Molti elfi per cause naturali e di stili di vita diversi, ma anche in base ai loro comportamenti e ai loro modi di vivere, cominciarono a perdere le caratteristiche elfiche. Proprio per questo i Caliel decisero di intervenire e tolsero loro l’immortalità trasformandolo in esseri mortali. Questi diedero vita quindi alla razza mortale che popolò altri territori di Ardamithrisil, altri invece si spinsero fino ai Mondi Ignoti. Proprio nei Mondi Ignoti si narra che siano iniziate le contaminazioni e la proliferazione di altre specie sconosciute agli Elfi Alquä e agli stessi mortali, a seguito anche di esperimenti e riti magici oscuri eseguiti da negromanti e sette magiche, come ad esempio i nani, gli shiners (esseri di forma umana mischiata a caratteristiche feline ed elfiche, baffi, denti affilati, zigomi sporgenti, orecchie a punta, occhi dal taglio molto allungato) fate, ninfe, vampiri, umanoidi, orchi, folletti. Gli Alquä viaggiavano spesso alla ricerca di queste nuove specie per catalogarle e conoscerne tutte le caratteristiche, racchiudendole poi in un compendio la cui copia preziosa era tenuta nella Biblioteca della Fortezza Reale. Queste migrazioni fecero si che su tutta Ardamithrisil convivessero comunque assieme e in armonia, tutte le razze e che ne venissero poi generate altre da incroci (mannari, mezzelfi, mutaforma etc.) cosi come nuove specie animali, vegetali, piante etc. I Divini Caliel affidarono agli Elfi Alquä, il compito di gestire anche queste molteplici nuove forme di vita e ad insegnare loro il rispetto della vita e di tutte le risorse su Ardamithrisil. Dopo anni di pace e prosperità, vennero anni in cui il seme della discordia gettato da Irius e Qirva, germogliò in sentimenti oscuri. La convivenza tra le razze si fece più ostica soprattutto con i mortali, che iniziavano a sentirsi superiori agli Elfi e capaci di vivere anche senza la loro guida. Questa promiscuità molto spesso generava sintomi di conquista del potere e di indipendenza pertanto le parti più rigogliose di Ardamithrisil venivano spesso attaccate anche per via delle sue ricchezze e per la sua posizione strategica sui tre mari d’argento che  conducevano al vicino arcipelago Even e agli altri mondi sconosciuti. Fu così che iniziò la Prima Grande Guerra con i Mortali di Ildisia. La pace, così faticosamente conquistata in quel recente passato, ora stava nuovamente lasciando spazio ad una nuova e spinosa situazione con  gli Yàarcalen, ultime creature di cui gli Alquä erano giunti a conoscenza e che stavano cercando di studiare. Erano strani esseri di forma umanoide, magri ed emaciati, dall’incarnato verdognolo, alcuni di loro erano calvi, altri con lunghi capelli candidi e si nutrivano principalmente di clorofilla e fibre vegetali. Proprio per questo avevano dei denti molto affilati e forti per succhiare il nutrimento vegetale anche nelle dure cortecce degli alberi e nelle piante dal fusto più resistente.

La Divina Idrial allora, dopo la Prima Grande Guerra, per stringere ancora di più il patto di sangue con i suoi figli e ingabbiare le energie dense di Irius e Qirva, creò una Gemma in cui vi era incastonata la Prima Goccia del prezioso Irith, la linfa divina e vitale con cui i Caliel avevano creato Ardamithrisil. I Caliel avevano affidato la preziosa Gemma di Mïw a Re Vëon. Il monile possedeva in se tutti i doni magici più potenti dei Caliel tra cui il Mimetismo, la Percezione, il Controllo degli Elementi della Natura, l’Illusione, La Cura di Talea, il Portale Admir e la Bianca Origine. Questo ultimo dono aveva la capacità di riportare all’origine della sua specie dominante, ogni essere vivente o vegetale che si trovasse in punto di morte o vittima di un incantesimo, ma che avesse col possessore, una sottile e pura connessione energetica.  Il possessore della Gemma quindi aveva il completo controllo oltre che del Regno, anche della Gemma con i suoi poteri annessi. La Gemma rispondeva solo ed esclusivamente a lui, era come se fosse fusa col suo possessore a tal punto che la sua colorazione era in grado di rivelare gli stati d’animo e le emozioni di quest’ultimo. Inoltre la Gemma, tramite il Controllo del Portale Magico di Admir era in grado di mantenere al sicuro Ardamithrisil dal Regno Oscuro dei Vlosserim, tenendo prigionieri Irius e Qirva. Questi poteri però, dovevano essere usati con parsimonia e solo in caso di vera necessità. La Gemma dunque controllava le potenze e il caos e doveva essere gestita in maniera corretta. Re Vëon quindi giurò di proteggere questo segreto perché se fosse finito alle orecchie sbagliate la pace di Ardamithrisil sarebbe terminata per sempre. Poiché però era necessario che la memoria potesse essere in qualche modo mantenuta, Re Vëon avrebbe rivelato al suo successore il segreto della Gemma, soltanto se la morte lo avesse colto.

La notte che si stava quindi avvicinando era dunque molto importante per Ardamithrisil. Per contrastare la deforestazione di Ardamithrisil che era divenuta veloce ed insostenibile, il Re cercava una soluzione che potesse supportare la Natura nel suo compito di rinvigorire più velocemente possibile, tutte le radici e le talee delle specie vegetali. Incaricò quindi  l’alchimista, affinchè creasse una pozione o un medicamento adatto a quella necessità. Leossarth, dopo giorni e giorni di ricerche e tentativi, capì che la chiave di tutto poteva nascondersi nei Sacri Fiori di Mïw che i Caliel avevano donato agli elfi. Questi fiori possedevano  molte proprietà benefiche adatte ai vari scopi e Leossarth molte volte se ne era servito per fare degli esperimenti con ogni parte del fiore, dalle foglie ai petali. Soltanto quando passò a fare esperimenti col bulbo vitale del fiore, comprese che il principio attivo più potente risiedeva proprio lì. Durante uno di questi esperimenti ci fu un’esplosione che colse in pieno molte delle piante officinali appassite che aveva nella stanza. Miracolosamente le piante malate, cominciarono a rimarginarsi venendo a contatto con quello strano liquido. Felice di aver trovato una possibile soluzione si recò assieme ai Sovrani, al Tempio dei Caliel all’interno della Fortezza Luvamil, dove vi era una statua della Regina Divina Idrial. I sovrani ringraziarono i Caliel per avergli donato i Mïw. La Divina Idrial apparve come una luce eterea all’interno della Statua che la raffigurava, per ringraziare a sua volta i suoi figli che si stavano prodigando come sempre per salvaguardare Ardamithrisil e adempiere al loro compito.

“Cercate l’iscrizione magica sulla Pietra del Tempo, che dimora sotto la cascata Nenuil, solo allora Matgar vi guiderà alla rinascita….” indicò la voce carezzevole che proseguì “la nostra Benedizione è nella Gemma. Lasciate che la Gemma compia il miracolo dell’Irith di Mïw…” concluse poi, lasciando i loro cuori colmi di gioia.

Leossarth dunque era riuscito a ricreare un surrogato dell’ Irith  e lo chiamò l’Irith di Mïw come la Divina Idrial aveva comandato. Il surrogato era composto principalmente dal succo dei bulbi di Mïw mescolato all’acqua del magico Lago Nenuil e ad alcune gocce della linfa divina del Re. La mistura si completava poi con le essenze e le proprietà benefiche delle piante officinali. Quella notte quindi, i Reali scortati da Leossarth, si recarono verso il Lago Nenuil. L’aria era fredda e pura, e la tranquillità delle Foreste di Luvamil faceva da contorno a quella situazione così importante per gli Elfi Alquä. La Regina Menelyë, abbigliata con una giubba bianca dalle ampie maniche ma molto stretta sul corpo così come i pantaloni e stivali di cuoio scuri che ne abbellivano la figura esile ed asciutta, accompagnava il suo sovrano, seguendolo in sella ad un candido equino che seguiva docile i comandi dell’elfa.

“Chiedere l’intercessione dei Caliel può significare una dolorosa sconfitta per la nostra gente… dovremmo forse mostrare la nostra resa?” chiese con tono grave la Regina. La sua espressione lasciava trasparire il dispiacere che ella provava  nel vedere come, nonostante gli sforzi  non si riuscisse a riportare la pace su Ardamithrisil. Le sembrava una sconfitta e un’onta troppo grande da sopportare.

Hiril arwenamin[5]… non permettete ai sensi di colpa di offuscare la vostra mente con pensieri ed energie negative. Stiamo facendo il possibile per la nostra terra, non abbiamo colpe se non quella di aver sottovalutato le ragioni di sopravvivenza che inducono queste creature a distruggere la vegetazione di Ardamithrisil. I Divini Caliel sanno del nostro impegno e della nostra devozione completa, per questo ci fanno dono ogni volta dell’energia della Gemma…” concluse il sovrano tentando di rassicurare la sua sposa. Ella tacque e la sua espressione divenne ancora più accigliata.

“La guerra dovrebbe essere una remota possibilità… perché spargere altro seme di odio dopo la Prima Grande Guerra contro i mortali?” chiese accostandosi ancora di più al marito, spronando l’equino ad un leggero trotto.

“Abbiamo mantenuto fede all’uso della forza come ultima risoluzione ogni qualvolta vi sono stati sintomi di odio o di prevaricazione… molti tra i mortali non hanno compreso le nostre rosee intenzioni ed hanno preferito barattare il loro sangue per l’avidità del potere. Contro gli Yàarcalen, semmai ci sarà, la guerra assumerà risvolti diversi… questi esseri non hanno coscienza, reagiscono agli stimoli e all’istinto della sopravvivenza… assecondano semplicemente la loro natura, non vi è altro… ed è per questo che potremmo non avere scelta qual ora fallissero sia il dialogo che la diplomazia… nel frattempo ci serviremo dell’Irith di Mïw per ripopolare boschi e foreste distrutte” spiegò il sovrano.

“Non potremmo semplicemente insegnare loro a come procurarsi la sopravvivenza senza uccidere? La terra se mantenuta con amore e sapienza restituisce tutto ciò che ci serve?” rispose  la Regina cercando quante più soluzioni possibili per evitare una nuova era di sangue e odio.

“Anche questa è una possibilità che non escluderemo… ma prima dobbiamo capire la loro vera natura e cosa ancor più importante dobbiamo capire come spargere in tutta la terra questo miracoloso composto… speriamo che da questa missione possiamo ricevere la soluzione” concluse il sovrano donando un bianco sorriso alla moglie. Il piccolo corteo dopo circa un’ora di cammino, giunse innanzi alla Cascata Nenuil che rovesciava la sua acqua nell’immenso e omonimo lago. I sovrani e Leossarth lasciarono i loro cavalli in prossimità della sponda destra del lago. L’alchimista fece strada,  immergendosi nell’acqua fredda e cosi fece anche il re, tenendo ben salda la mano della sposa. Dopo qualche metro, in prossimità della cascata il livello dell’acqua era salito leggermente. I tre compagni proseguirono il cammino, bagnati dalle fredde acque Nenuil, passando poi sotto il getto pesante della cascata. Una volta al di sotto della cascata la compagnia si ritrovò dentro una caverna enorme sotto la catena montuosa di Endolia che era ben nascosta dal muro d’acqua scrosciante. Era impossibile vederla dall’esterno. Le rocce formavano una piccola scala naturale che permise alla compagnia di raggiungere le pareti rialzate della caverna. All’interno la pietra era molto chiara e a seconda della luce della luna che filtrava dal muro d’acqua, assumeva tonalità argentee. Enormi stalattiti discendevano dall’alto e ogni rumore, in quell’antro di cristallo era soffuso, tanto da permettere di udire le piccole gocce d’acqua che si lasciavano cadere lungo le pareti. Il Re si fermò innanzi alla parete più bianca e liscia e l’accarezzò con devozione.

Alat amil Idrial…”[6] sussurrò tra se e se una preghiera e invocando la Divina Idrial.

Col passare dei minuti la luce della luna piena raggiungense il punto più alto in cielo e penetrò sempre più oltre il muro d’acqua, e dopo qualche istante, nel punto in cui il Re aveva poggiato la mano, un bagliore forte e compatto la illuminò assieme alla parete chiara, rivelando alcuni intarsi nel muro che si colorarono d’argento splendente. L’incisione sulla pietra brillava ora innanzi alla compagnia. Ognuno di loro era rimasto a bocca aperta innanzi a ciò che stava succedendo. Re Vëon umettò le labbra dopo aver lanciato uno sguardo a sua moglie e uno a Leossarth. L’anziano alchimista annuì e Re Vëon dopo qualche istante di esitazione lesse ad alta voce l’iscrizione comparsa sulla pietra.

“Tula lookë Matgar beleger, nan o fli Caliel. I onna an edraith ammen”[7]. Dopo aver terminato l’ultima parola si udì un rumore sordo e potente e la terra tremò, poi tutto cadde un breve silenzio. La compagnia si guardò attorno spaventata.

“Cos’è stato?” chiese il Re sguainando la sua daga elfica e guardandosi attorno e proprio in quell’istante l’acqua del lago cominciò a ribollire e alcune onde circolari che si estendevano sempre di più, rivelarono la presenza di qualcosa di molto grande che stava risalendo in superficie. La compagnia attraversò di nuovo il muro d’acqua, discendendo la scalinata naturale fino a ritrovarsi nuovamente con l’acqua alla cintola. Il rumore fragoroso della spuma accompagnò un grido dapprima stridulo, poi cavernoso e potente che riecheggiò per tutta la Regione Luvamil ed in quell’istante la testa di un enorme drago bianco fuoriuscì dall’acqua. La creature si muoveva come fosse un neonato e sembrava quasi che il lago lo stesse partorendo, mentre fuoriuscivano dall’acqua le grandi ali e le zampe anteriori. Il drago era ormai quasi completamente fuori dal lago. Egli scuoteva il lungo collo quasi a volersi sgranchire come se fosse stato imprigionato sul fondo del lago da tanto tempo. Stette poi per qualche secondo in piedi sulle zampe posteriori. Quindi voltandosi poi verso la compagnia aprì i grandi occhi dalla pupilla stretta e verticale. L’esterno dell’occhio era completamente viola chiaro e man mano che arrivava alla pupilla diveniva blu striato di viola. Fissò per un attimo la compagnia poi gonfiò il petto duro e pieno di scaglie bianche che brillarono alla luce della luna, lanciando poi un potentissimo urlo verso di loro che socchiusero gli occhi e misero le mani alle orecchie in quanto il rumore era insopportabile, specialmente per i due Alquä, perché l’udito degli elfi era molto più sviluppato di quello delle altre specie. Dopo quel grido il drago tacque fissando la compagnia e chinando l’enorme testa si avvicinò al re con fare docile e mansueto. Il re esitò un attimo, scambiando sguardi interrogativi con la regina e Leossarth poi si fece coraggio e posò una mano sul muso del drago vicino alle narici che soffiavano aria e acqua. Il drago si mosse appena e accoglieva le docili carezze di Vëon che prese sicurezza.

“Matgar…. è questo il tuo nome?” chiese il sovrano. Il drago mosse il capo sbuffando come a voler annuire. Vapore caldo fuoriuscì dalle sue grandi narici, scompigliando i capelli del sovrano. I Caliel avevano dunque inviato nuovamente un segnale ai loro figli. Dopo qualche istante il drago si alzò sulle zampe posteriori e mostrò il petto agli astanti che riuscirono ad osservare il suo cuore pulsare sotto la dure scaglie bianche. In quel momento una voce scosse nuovamente il silenzio della notte di Ardamithrisil.

“Lasciate che la Gemma prenda vita nell’Irith di Mïw e che Matgar ne assorba l’essenza… ”.

Essi ascoltarono e rimasero affascinati dalla potenza divina.

“Mio re lasciate cadere la Gemma qui, nell’ampolla!” esclamò Leossarth cogliendo subito il significato di quelle parole. Il re sfilò il diadema dalla sua testa e tolse la Gemma dalla sua sede, indi la fece cadere nell’ampolla. In quell’istante una luce abbagliante fuoriuscì dall’ampolla e il drago allungò il suo potente muso vicino alla flusso di luce che cominciò ad entrare nelle sue fauci. Il flusso attraversò la sua gola e da fuori si poteva distintamente il percorso che faceva all’interno degli organi. Il flusso poi sparì e nell’ampolla era rimasta solo la Gemma che aveva attivato l’alchimia di Sir Leossarth e aveva donato il suo potere rigenerativo al composto. Il miracolo era dunque compiuto. Matgar spiccò il volo e volteggiò sopra alla compagnia prima di muoversi verso le Terre di Endolia. Il suo temibile grido si levò ancora nel silenzio della notte e dalle sue fauci uscirono lingue di vapore e cristalli di ghiaccio che caddero sulla vegetazione sottostante. Dove vi era terra arida e piante morte, il vapore si posava e immediatamente rigenerava la vita. I Sovrani e Leossarth assistevano increduli a quel potente medicamento che stava curando sotto i loro occhi qualsiasi vegetale distrutto. Matgar proseguì il suo volo fino a scomparire dietro la catena montuosa di Endolia. Cadde di nuovo il silenzio vicino alla cascata, solo in lontananza essi poterono ascoltare il grido della creatura offuscato.

“I Caliel hanno ascoltato le nostre suppliche…” sussurrò re Vëon osservando all’orizzonte la scia che il drago aveva lasciato e in quell’istante incastonò di nuovo la Gemma nel diadema e lo indossò.

“Quella meravigliosa creatura sta spargendo l’Irith di Mïw lungo tutti i territori distrutti…” gli fece eco la regina.

“Riesco a percepire le sue intenzioni e i suoi pensieri, sarà al nostro fianco” esclamò il Re dopo aver indossato il diadema fissando il cielo terso.

“Quindi il drago è legato alla Gemma e al suo possessore, avete il pieno controllo della creatura, mio signore” spiegò Leossarth. Il Sovrano strinse la mano della regina.

“Questo è un grande potere” proseguì Leossarth “l’ennesimo legato alla Gemma… non dovrà cadere mai in mani sbagliate o sarà la fine di Ardamithrisil, dobbiamo proteggerlo!” re Vëon annuì alle parole del suo consigliere.

“Come la Gemma sarà tramandata all’erede prescelto, così lo sarà Matgar e l’Irith di Mïw…. nessun’altro all’infuori di noi e del mio erede saprà mai tutto questo… sarà bene fare ritorno alla fortezza” concluse il re. La compagnia si avviò verso casa. Cavalcavano veloci con le menti e i cuori ancora sconvolti dal potente spettacolo che l’amore dei Caliel donava ogni qualvolta si manifestava ai loro figli. Il destino di Ardamithrisil stava per cambiare così come quello di tutti i suoi abitanti.

 

[1] Lett. “Sangue Reale “Linfa del Re”  trad.elfico GDR

[2] Altura sulla quale veniva edificato il castello.  Se il territorio era pianeggiante veniva costruita artificialmente.

[3] “Signore, Re  Vëon  vi attende”  trad.  elfico GDR

[4] “Amico” traduzione dall’Elfico dei GDR

[5] “Mia Signora” trad. elfico GDR

[6] “Madre Divina Idrial” trad. elfico GDR

[7] “Vieni Drago Matgar, grande combattente e benedizione dei Caliel. La tua nascita è la nostra salvezza” trad. elfico GDR.

 

 

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Creatività è libertà

La creatività è una gran bella cosa, ma se non si è ben addestrati diviene indomabile come una spada laser, come il flusso che esce dagli zaini protonici dei Ghostbusters… ci vuole una forza incredibile per domarla e darle una direzione, altrimenti ti ingloba in una galassia di progetti e finisce che non ti bastano le 24 ore. Sta succedendo esattamente questo nella mia vita ultimamente. Ma quant’è bella peò l’energia creativa…ti fa vivere, tiene vivo l’animo e il morale in questi tempi non decisamente felici. Qualcuno mi ha detto tempo fa QUINDI LA NOTTE DORMI TRANQUILLA come per dire che nella vita non faccio nulla di veramente importante, appellandosi forse ai canonici stili di una che una persona della mia età dovrebbe assumere (matrimonio, figli etc. etc) invece di dedicarsi ad attività apparentemente futili come la scrittura, il videomaking, il cosplay, la lettura, la musica… come se tutto questo fosse un temibile peccato. Io ho risposto di SI, dormo tranquilla perchè questa è la mia libertà: ho un lavoro serio con cui mi guadagno da vivere onestamente, ho una famiglia e un compagno che amo, mi piace la natura e vorrei un mondo migliore, e in tutto questo preferisco dedicare il mio tempo libero ai miei hobbies e a quello che vorrei un giorno diventasse il mio mestiere ufficiale: SCRITTURA E SCENEGGIATURA… una serie tratta dai miei libri e portata sul grande schermo con buona pace dei realisti che ancora oggi tentano in ogni modo di “riportarmi sulla loro retta via”.

Dopo questo doveroso preambolo  passiamo all’energia vera che muove il motore della mia vita: la creatività.

In questo periodo molto florido di idee, sto facendo molta fatica a gestire questo enorme flusso di energia positiva, ma mi piace e mi fa sentire viva. Ho creato un logo nuovo per le mie attività e un nuovo nome per aggregare tutti i miei social, mi troverete on line con questo nuovo nick name OFFICIAL MANU SCRIPTY AUTHOR (Youtube, Twitter, Tumbrl e la pagina ufficiale su Facebook) inoltre ho creato un profilo instagram apposito per tutte le mie attività e lo troverete qui in home page di lato, sempre aggiornato con nuove foto dei miei lavori.

Attualmente sto lavorando a questo:

  • Ovviamente la mia amata Saga Fantasy con “LA GEMMA DI MIW parte 2” di cui sto seguendo anche lo sviluppo della nuova copertina con Noemi Atropos
  • Il nuovo Cosplay per il Volterra Mistery and Fantasy 2017 quest’anno sarò Rey da STAR WARS – IL RISVEGLIO DELLA FORZA ed ho realizzato un piccolo video simpatico sul modo in cui mi sto calando nella parte:
  • Sono in fase di produzione di un progetto video intitolato “ME, IL GUERRIERO E LO SPIRITO” Saranno due video e vorrei che fossero uno stimolo emozionale alla comprensione del concetto di ricerca e perfezione del proprio io attraverso le arti marziali, sia dentro che fuori dal dojo, per cambiare quell’opinione diffusa che le arti marziali insegnino violenza.  Non è così e voglio dimostrarlo. Le arti marziali hanno in se una loro filosofia e una loro spiritualità, dall’infanzia all’età adulta. Attraverso i racconti di chi le vive quotidianamente sia da maestro che da allievo, voglio eviscerare quanta filosofia e quanta spiritualità ci può essere nel praticare un’arte marziale e quanti benefici si possono trarre. Tralasciando volutamente, il punto di vista sportivo. le discipline che analizzerò saranno il Karate (da me praticato quindi sarò un insider nel video 😛 ) e il Kiudo (tiro con l’arco giapponese) di cui non so nulla per cui usufruirò dell’aiuto del Maestro Stefano de Romanis presso il dojo AKA TOMBO. Per ora le riprese sono dedicate al karate e ho già realizzato un piccolo backstage della prima giornata di set, lo potete vedere qui:  

Insomma cavalcare l’onda creativa non è affatto semplice ma mi piace e voglio farlo perchè questa è la mia libertà e felicità.

A presto

Manu Scripty Author

 

ENGLISH VERSION

  • Creativity is a great thing, but if you are not well trained it becomes indomitable as a laser sword, like the flow that comes out of the Ghostbusters’ prototype backpacks … it takes an incredible force to tame it and give it a direction, or else it will engulf you In a project galaxy and it does not matter that 24 hours. This is exactly happening in my life lately. But how beautiful is the creative energy … it makes you live, keeps your soul alive and the morale in these days is not very happy. Someone told me so long ago THE NIGHT YOU SLEEP PEACEFUL AND CALMING be like saying that in life I do not do anything really important, appealing perhaps to the canonical styles of one that a person of my age should assume (marriage, children etc. etc) instead of dedicating himself To seemingly futile activities such as writing, videomaking, cosplay, reading, music … as if all this was a pity. I answered yes, I sleep quietly because this is my freedom: I have a serious job with which I gain to live honestly, I have a family and a companion I love, I like nature and I would like a better world, and in all this I prefer to devote my free time to my hobbies and what I would like to one day become my official trade: AUTHOR and SCREENPLAYER … a series is from my books and carried on the big screen with good peace of realists who still try today in every way To “bring me back on their straight path”.

    After this daring preamble we pass on the true energy that moves the engine of my life: creativity.

    In this very lively period of ideas, I am struggling to handle this huge positive energy flow, but I like it and it makes me feel alive. I created a new logo for my activities and a new name to aggregate all my social, you will find me online with this new nickname OFFICIAL MANU SCRIPTY AUTHOR (Youtube, Twitter, Tumbrl and the official Facebook page) and I created a Profile instagram for all my activities and you will find it here on the side home page, always updated with new photos of my works.

    I am currently working on this:

  • Obviously my beloved Fantasy Saga with “THE GAME OF MIW PART 2” I’m also following the development of the new cover with Noemi AtropoS
  • The new Cosplay for Volterra Mistery and Fantasy 2017 this year will be Rey by STAR WARS – FORUM OF FORCE and I made a nice little video about how I’m falling in the part:

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  • I’m producing a video project titled “ME, WARRIOR AND SPIRIT” There will be two videos and I would like them to be an emotional stimulus to understanding the concept of research and perfection of my self through martial arts, both inside and out Dojo, to change that widespread opinion that martial arts teach violence. This is not the case and I want to prove it. Martial arts have their own philosophy and spirituality, from childhood to adulthood. Through the stories of those who live them daily from both master and pupil, I want to eviscerate how much philosophy and how much spirituality there can be in practicing a martial art and how many benefits can be drawn. By deliberately leaving the sporting point of view. The disciplines I will analyze will be the Karate (which I practiced so I will be an insider in the video :-P) and the Kiudo (Japanese archery) I know nothing about so I will use the help of Master Stefano de Romanis at the Dojo AKA TOMBO. https://www.youtube.com

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    In short, riding the creative wave is not at all simple, but I like it and I want to do it because this is my freedom and happiness.

Le tre scelte

Settimana impegnativa quella appena passata ma mi piace così, in fondo faccio quello che amo. È in lavorazione LA GEMMA DI MÏW 2 e ho iniziato la nuova collaborazione con Noemi Atropo per realizzare la copertina di questo secondo libro, ed inoltre sto lavorando al montaggio della nuova puntata di ScriptyPlanet dove vi mostrerò Budapest.Però in questa settimana ho anche avuto modo di riflettere e per un istante temere di avere rimpianti. Mi sono guardata indietro ed ho temuto di aver fatto scelte sbagliate nella mia vita. Durante il famoso periodo dell’orientamento allo studio ero indecisa su tre scelte:il DAMS,  oppure quello che oggi si chiama scienze motorie ovvero il vecchio ISEF, oppure Sociologia col percorso Comunicazione e mass media. Scelsi  quest’ultimo e ad oggi non posso dire di aver trovato lavoro con questo tipo di scelta anzi faccio proprio tutt’altro. Forse tornando indietro con la saggezza i oggi farei altre scelte, magari più orientate alla realizzazione del mio sogno ovvero la scrittura e il cinema… oppure perche no, proprio una carriera sportiva in qualche gruppo sportivo. Insomma non è stato proprio un bel momento anzi direi che mi ha parecchio buttato giù fare  questo salto nel passato…ma poi ho avuto un’illuminazione: è vero il tempo fugge e si porta via tutte le opportunita della vita…ma stare seduta in un angolo a compiangermi non serve a poter recuperare seppur in parte un’eventuale scelta sbagliata che posso aver fatto e l’unica cosa che posso fare e inseguire il tempo e fargli vedere che comunque risco a fare tutte e tre le cose che mi piacciono nello stesso tempo. Finchè mi reggera il fisico farò karate e le gare e anche se non andò alle olimpiadi del 2020 a Tokio non me ne importa nulla. Continuerò a scrivere e a provocare la fortuna aspirando ai miei desideri. Non ho tempo per il rimpianto proprio perchè il tempo fugge. Debbo sfruttare la sua velocita come stimolo a mio favore… Perchè a mio avviso e meglio guardarsi indietro e vedere che comunque qualcosa si è costruito piuttosto che guardarsi indietro e vedere solo ciò che non si é ancora iniziato. 

Scripty79

Sto creando un Drago Rosso

Sto costruendo un “drago”…  vi chiederete perchè ne sto costruendo uno e perchè proprio rosso? Diciamo che non sto letteralmente costruendo un drago per un Cosplay o per altro… piuttosto sto lavorando ad un nuovo progetto veramente importante e massiccio. Massicio come potrebbe essere proprio un drago e rosso come il colore della passione, quella passione per la scrittura che continua ad accompagnarmi in tutte le fasi della mia vita, rosso come quello sulla bandiera del Galles, il prossimo paese britannico che visiterò. Stavolta sto andando oltre, forse mi sto esponendo ad una mole di lavoro enorme…forse l’obiettivo è troppo sfidante…può darsi sia così, ma sento che è arrivato il momento di spingere, sopratutto perchè ora forse potrei avere un valido supporto alla realizzazione di questo mio progetto. Non c’è solo l’obiettivo che i miei libri diventino una serie tv in onda sulla BBC (ebbene si questo è uno dei miei obiettivi :-P) ora sto pensando ad una Collana di Racconti Fantasy, di cui ovviamente anche La Gemma di Miw ne farà parte. Mi sono resa conto che ho veramente tante idee per tante storie diverse, alcune che attraversano mondi paralleli, alcune hanno salti temporali tra le epoche…e non posso lasciarle andare così. Le storie chiedono di essere scritte, i personaggi chiedono le loro armi e i loro abiti. Anche gli incontri che ho avuto alla Fiera della Piccola e Media Editoria mi hanno spinto a ragionare su un così ampio progetto, in vista di una possibile pubblicazione vera e propria e non self-publishing come le precedenti. Insomma il progetto in grandi linee è per l’appunto una collana di racconti fantasy non strettamente legati al mondo medievale e alla produzione recente, ma ci sarà comunque una story line di base che si snoderà attraverso questi primi 7 episodi che su cui ho già iniziato lavorare ma al momento non pubblicherò i titoli ne il nome della collana poichè voglio parlarne con le case editrici. A tempo debito e se avrete la pazienza di seguirmi come avete fatto per il PROGETTO AELVEN SAGA   sarete di sicuro informati. Ovviamente tutte le altre attività in cui sono impegnata proseguono come ad esempio ScriptyPlanet (sto lavorando al montaggio di Budapest e a quello dell’Irlanda 2015 che purtroppo per motivi di tempo non ho potuto ultimare ma ce la farò!)

Stay Tuned

Manu Scripty79

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ENGLISH VERSION bandiera-inglese

I’m building a “dragon” … you’ll wonder why it’m building  and because its Red? What say I’m literally constructing a dragon for Cosplay Event or more … Rather I am working on a new project really important and massive. Massif come could be just a dragon and red as the color of passion, that passion for writing continues to accompany me in all of my life, or like the red flag of Wales, the next British Country will visit this year. This time I’m Going In addition, maybe I’m exposing ad A huge amount of work … maybe the Objective It may be too challenging … but I feel SO SIA What It arrived the moment to push, especially because maybe now I Have a valid support to the Implementation of this project My. THERE Only Objective What my books become a TV series aired on BBC (yes That One of my objectives :-P) I am now thinking of a collection of fantasy stories, which of course Also La Gemma it will be part . I realized that I really have so many ideas for so many different stories, SOME Whether through parallel worlds, SOME They Jumps Thunderstorms Between the ages … and I can not let them go . The stories demand to be written, the characters ask for Them Their Weapons and the clothes. The people that I met to Fair I made me think in view of a possible publication. In short the project in broad terms is precisely a fantasy tales collection does not closely linked to the medieval world and the recent production, but there will still be a basic story line that will wind through these first 7 episodes of which I have already started working but not currently publish the titles nor the name of the series because i want to talk to publishers. In due time, and if you have the patience to follow me as you did for the PROJECT AELVEN SAGA you will certainly be informed. Of course all the other activities in which they are engaged are continuing such ScriptyPlanet (I’m working on assembly of Budapest and that of Ireland in 2015 which unfortunately due to time constraints I could not finish but I’ll make!)

Stay tuned

Manu Scripty79

 

 
 

SPOT “GIORNATA NAZIONALE DEL CAMMINARE 2016”

E finalmente è on line lo Spot della GIORNATA NAZIONALE DEL CAMMINARE di cui ho scritto soggetto e sceneggiatura. Cliccate sulla parola spot e godetevelo. E giá che ci siete partecipate all’ evento il 9 ottobre 2016. Tutte le informazioni su www.fedetrek.org

E questo è il backstage delle riprese, dove ci sono anche io:


“Aelven Saga” on tour e altre cose nuove

Un mese e più d’assenza dal blog, ma sono successe un sacco di cose nuove. Innanzitutto è stato presentato in anteprima lo spot della Giornata del Camminare, di cui vi avevo parlato il mese scorso. Ora sono in attesa della pubblicazione ufficiale in rete, così potrò linkarlo e potrete vederlo anche qui sul mio blog. Poi c’è stato il mio secondo Cosplay della vita: Aro Volturi che ho portato al Volterra Mistery and Fantsy: che dire…è stata una cosa bellissima, ci tenevo particolarmente poiché è uno dei miei Villains preferiti, intepretato poi dall’attore che adoro da sempre: Michael Sheen  che ha anche commentato la foto che gli avevo mandato!  La manifestazione sta crescendo anno dopo anno e ho visto molta partecipazione sia dai Cosplay che dai visitatori. Il mio personaggio, pur essendo passato moltissimo tempo dalla moda del film e del libro “Twilight”,  è stato comunque riconosciuto e in alcuni casi fotografato. Un buon risultato direi. E’ stato emozionante posare davanti al Palazzo dei Priori, identificato nel libro e nel film come la dimora dei Volturi (anche se il film è stato girato a Montepulciano). Insomma la fatica sugli occhi per via delle lenti rosse (e una leggera infiammazione) sono state comunque ripagate dal successo della manifestazione e dai bellissimi giorni trascorsi col mio compagno Daniel (anche lui Cosplayer che ha interpretato Il maestro Kakashi dal manga Naruto). Adoro Volterra… mi sento legata a questa città, che mi ricorda con nostalgia delicata un periodo particolare della mia vita, non proprio felicissimo ma che mi ha fatto crescere umanamente e caratterialmente. Se vi fa piacere potete trovare a questo link su youtube un breve filmato del mio cosplayer (e a breve anche quello di Daniel) e spero prossimamente di riuscire a montare il video finale.

Nel frattempo sono partita per tre giorni per il consueto ritiro estivo di karate a Pescasseroli, una piacevole esperienza ogni anno. E poi c’è stata la Scozia.Ora qui mi debbo fermare un secondo poiché so perfettamente che debbo ancora raccontarvi la seconda parte del viaggio in Irlanda dello scorso anno, prima di inondarvi di feels legati a questo nuovo viaggio che ho fatto.  Quindi per raccontarvi la Scozia ripartirò da dove mi ero fermata con l’Irlanda, poiché le due terre seppure diverse, hanno lasciato dentro di me un filo conduttore di emozioni. Per cui rimanete collegati che a breve posterò il resoconto delle mie vacanze d’oltre Manica.

 Ah dimenticavo…sto organizzando una nuova presentazione de  LA GEMMA DI MIW… appena avrò tutto pronto vi farò avere tutte le info necessarie per seguire la AELVEN SAGA IN TOUR. La prima tappa sarà molto probabilmente LUNGHEZZA (ROMA)

 

 

 

Ci siamo…#ilpoteredicamminare

Un breve articoletto per farvi sapere che i giorni di cui tanto vi ho parlato sono arrivati: il 4 e il 5 giugno 2016 si gira finalmente lo spot della Giornata Nazionale del Camminare edizione 2016     . Come vi avevo già anticipato, ho lanciato l’idea di utilizzare i supereroi per veicolare il messaggio importantissimo di questa manifestazione giunta, se non erro, alla 5 ° edizione. L’idea è piaciuta anche al regista, il bravissimo Gianni Catani e così ho scritto il soggetto e la sceneggiatura.  Dopo tante riunioni e revisioni finalmente la grande macchina produttiva si è avviata assieme al meraviglioso gruppo della produzione e ai volontari Federtrek, quindi nel week end si gira. Volevo quindi lasciarvi qualche informazione utile e se magari in quei due giorni passate per Roma, venite a trovarci sul set, ci servono tante comparse vestite sportive e con le macchine (esigenze di scena).

Vi lascio il link Facebook dell’evento, e seguiteci anche su Twitter con l’hashtag #giornatanazionaledelcmminare#liberidicamminare #ilpoteredelcamminare #federtrek  Evento Facebook SPOT Giornata Nazionale del Camminare

“In vista della Giornata Nazionale del Camminare indetta da FederTrek per il prossimo 9 ottobre, si gira lo Spot promozionale dell’iniziativa. Quest’anno saranno protagonisti i Supereroi che, per un giorno, rinunceranno ai loro super poteri per vivere appieno il potere più semplice e istintivo, che accomuna tutti indistintamente: IL POTERE DI CAMMINARE.
Per assistere alle riprese, fare le comparse e divertirvi insieme a noi, siete tutti invitati in Via dell’Accademia Peloritana 108 (Eur) il 5 giugno dalle ore 15,00.
Vi aspettiamo.

Gruppo Volontari FederTrek

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Lo Spot per la Giornata Nazionale del Camminare 2016 di FederTrek

IL POTERE DI CAMMINARE

Regia: Gianni Catani
Aiuto Regia: Lucia Frascadore, Linda Parente
Soggetto: Manuela Battistelli
Sceneggiatura: Manuela Battistelli, Gianni Catani, Luigi Marani, Linda Parente

Interpreti: Attori Flavio Gasparri, Massimiliano Antonazzo, Sara Carallo, Massimo Lello, Luca Avallone, Simone Lupino

Produzione: Federtrek
Produttore esecutivo: Claudia Errico
Direttore della fotografia: Luigi Marani Organizzazione generale: Sara Carallo
Montaggio e post produzione: Gianni Catani
Operatori di macchina: Vittorio Emanuele Gasparri, Gianni Catani e Linda Parente
Responsabile comunicazione e promozione: Ilaria Canali
Effetti Speciali: Andrea Conticelli
Trucco: Serena Parissi

Comitato organizzativo Gruppo Volontari FederTrek:

Silvia Errico, Carlo Troia, Massimiliano Antonazzo, Sabrina Donati, Sara Carallo, Daniele Tomassi, Andrea Tomassi, Mara Leone, Lucia Frascadore, Anita Cicorella, Ilaria Canali, Claudia Errico, Gabriella Donà, Claudia Berardi, Arianna Legri.

Info: www.federtrek.org

***Tutti i diritti riservati.
*** Immagini per uso non commerciale e soggette a copyright
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Per aderire al Gruppo dei Volontari Federtrek scrivere a: volontariato@federtrek.org

Per aderire alla Giornata Nazionale del Camminare: segreteria@federtrek.org ”

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